Tu sei come reagisci alle cose che accadono

Non è facile trovare un romanzo che riesca ad unire perfettamente il thriller serrato, la denuncia di tanti meccanismi sociali che non funzionano, ad un’analisi psicologica sull’origine del trauma e la sua rimozione. Eppure “I luoghi a cui appartieni”, esordio di Chiara Donadi lo fa, e anche benissimo.

Lo fa costruendo una storia che incolla alla pagina il lettore e gli pone una serie di interrogativi etici su cui prima o poi ci siamo imbattuti tutti.

Teresa Demarchis è una giovane ed ambiziosa avvocatessa, arrivata dalla provincia piemontese: intelligente, brillante, determinata, ma inconsapevole dei meccanismi che animano certi ambienti. Laureata in giurisprudenza, specializzata in diritto ambientale, con un dottorato finito male per i meccanismi perversi che lo abitano (paghe da fame per chi lavora e arroganza di chi ricopre i ruoli di potere), lavora in un prestigioso studio milanese dove domina la struttura piramidale e una competitività folle.

Viene incaricata di andare in Val d’Aosta, in Valtournenche, nel piccolo borgo di Allève des Alpes, per predisporre una “due diligence” per conto della Petraflon, interessata ad ottenere un’ingente finanziamento dall’Unione Europea, per la costruzione di una diga. Allève des Alpes è un paese di seicentosettantacinque abitanti, con un piccolo comprensorio sciistico, ma la cui economia ruota prevalentemente sulla produzione della società Petraflon, che produce rivestimenti per padelle. Ed è la società che vuole lo sviluppo della valle: la costruzione di una diga con l’utilizzo dell’energia prodotta rappresenterebbe un sicuro passo avanti per la comunità.

L’attività di “due diligence” (letteralmente, necessaria diligenza) comporta analisi dei dati, valutazione della fattibilità, acquisizione di ogni possibile informazione sulla società coinvolta, convenienza dell’affare, identificazione di possibili criticità, rischi e problemi che devono essere esaminati per ottenere il via libera della BEI (Banca Europea per gli Investimenti), anche perché il finanziamento richiesto è di ottantacinque milioni di euro, di cui sessantacinque a fondo perduto.

Teresa si immerge nella documentazione che la società le ha messo a disposizione: la Petraflon è gestita e controllata esclusivamente dalla famiglia Touret, “signori della valle”, che detengono un potere enorme in tutti i campi – economico, sociale, politico (il fratello dell’amministratore delegato è il sindaco del paese).

Una mole di documenti gigantesca, da cui lei, giorno dopo giorno, ricava le informazioni necessarie al report richiesto.

Se lei avesse avuto qualcosa da nascondere, si trovava a pensare, consumando un caffè comprato alla macchinetta accanto all’ascensore, avrebbe preparato un armadio di faldoni esattamente come quello.

Apparentemente tutto in regola, tutto assolutamente idoneo ad ottenere il finanziamento richiesto. Eppure Teresa percepisce qualcosa di strano.

Perché la Petraflon esegue molte opere straordinarie a favore del Comune? E perché molti dei suoi dipendenti lavorano di fatto per l’amministrazione comunale? E ancora: perché l’hanno messa a lavorare in un’area diversa dagli altri dipendenti? E perché non hanno voluto che i documenti lasciassero l’azienda?

Nei piccoli paesi le spiegazioni complicate non esistono, le persone si muovono, come figure su una scacchiera: c’è chi nasce pedone e chi nasce re, e ogni tanto cavallo o alfiere. Ma quelle storie in cui qualcuno fa qualcosa che stupisce sono eccezioni. Se nei piccolo paesi non esistono le situazioni complicate, esistono però quelle che vengono nascoste. E ad Allève des Alpes regnava un’atmosfera che Teresa non avrebbe saputo definire se non lugubre. Lo percepiva dalle strade vuote, dalle persone, dal modo di camminare, lento e incerto, come se in qualche modo si tirasse avanti schiacciati da un peso.

Teresa, nonostante l’apparente gentilezza e accoglienza, si sente controllata, non è libera di allontanarsi dal piano dove lavora, le sue domande e i suoi dubbi rimbalzano su un muro di gomma. E, malgrado, le rassicurazioni del suo capo, sente che qualcosa non torna.

I dubbi dell’avvocatessa aumentano ancora di più quando scopre che l’anno prima, allo sciogliersi delle nevi, è stato ritrovato il corpo di Pietro Berton, un giovane maestro di sci, sulla cui morte nessuno ha mai indagato, una scomparsa che sembra collegata in qualche modo al progetto al quale sta lavorando.

Chiara Donadi fa crescere a poco a poco la suspense, il senso di oppressione che Teresa percepisce intorno a sé, i dubbi etici che la attanagliano, l’omertà del paese che l’alloggia, a cui si interseca la sua storia personale e il suo passato.

La struttura del libro non è lineare: si alterna l’indagine di Teresa alla storia di Pietro, il ragazzo scomparso l’anno prima, al passato doloroso della ragazza. E mano a mano che ci immergiamo nella storia, i dilemmi di Teresa diventano i nostri: puoi essere una brava persona se fai un certo genere di lavoro? La verità importa a qualcuno? O è preferibile fingere di non vedere, lasciar passare le cose?

Teresa è una protagonista sfaccettata, complessa, la cui personalità emerge poco a poco: l’immagine di donna tutta d’un pezzo lascia il posto ad una bambina dall’infanzia difficile e all’adolescente che si è tenuta tutto dentro per non spaccarsi in mille pezzi.

Quello che ti tieni dentro è come un veleno: se non lo fai uscire, prima o poi ti uccide.

“I luoghi a cui appartieni” mette sul piatto tantissimi temi, estremamente attuali: dall’ambiente, bistrattato e sfruttato per puri interessi economici, alle lotte ambientaliste; dalle manifestazioni pacifiche che si trasformano in guerriglia, alla violenza della polizia nel reprimere il dissenso; dal lavoro, scarso e mal pagato, alla corruzione dilagante; fino all’ignavia dei più, che chiudono gli occhi, fanno finta di non vedere, non prendono posizione, per continuare a coltivare il loro piccolo orticello.

“I luoghi a cui appartieni” è l’ennesima dimostrazione che un buon thriller, indagando su crimini o misteri, riesce anche ad innescare domande ed indagini psicologiche intriganti, e a farci riflettere su quanto possono influire la paura, il senso di colpa, la vergogna sulle nostre scelte. Ricordandoci che non possiamo scegliere quello che ci accade, ma possiamo decidere come reagire.

Le cose accadono: tu sei come reagisci alle cose che accadono.

I luoghi a cui appartieni di Chiara Donadi – Marsilio Farfalle (2026) pag. 508

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