L’amore è…

Ogni sguardo può essere rivolto all’interno, all’esterno, ai nostri piedi o alle nostre spalle. Al passato oppure al futuro. Quando guardiamo qualcosa del nostro passato lo chiamiamo ricordo, quando il nostro sguardo è rivolto al futuro lo chiamiamo progetto. L’unica direzione a cui non riusciamo a dare un nome diverso – è un vero mistero – è il presente. Non ci riusciamo perché ogni sguardo presuppone una distanza, mentre il presente è il tempo della prossimità, dell’immersione, in cui ci muoviamo troppo spesso come palombari in uno scafandro che ci tiene sì in vita, ma rende il corpo più pesante e i riflessi più lenti.

C’è però un tempo che contiene tutti gli altri, anche negli abissi più profondi: è il tempo in cui siamo presenti a noi stessi. È lo sguardo dello stare, il momento che dobbiamo affrontare, comprende indifferentemente ciò che è accaduto o ciò che deve ancora venire. Rende tutto: qui. È il perimetro del disegno, il vestito della scrittura, il luogo delle storie che accadono, soprattutto quelle d’’amore. Vissute, immaginate, sperate, fallite, non fa differenze. Purché alla fine, nel setaccio dello sguardo rimanga un granello di verità.

Parto da questa frase del libro “La vita fino a te” di Matteo Bussola per raccontare qualcosa di questo libricino che parla di amore con leggerezza e cogliendone le varie sfaccettature.

Matteo Bussola mischia autobiografia ad osservazione, racconta i suoi amori, le sue delusioni, i suoi fraintendimenti e intanto osserva quello che lo circonda, riuscendo così a far intravedere le infinite sfaccettature dell’amore: da quello adolescenziale, a quello a senso unico, dall’affetto profondo, al desiderio carnale, fino all’amore che dura, quello che dopo cinquant’anni insieme continua a rappresentare ed essere il baricentro emotivo dell’esistenza.

Mario e la Jole hanno vissuto insieme 47 anni, poi la Jole è morta. Mario continua a scriverle lettere tutti i giorni.

E come sempre l’autore veneto riesce a trasformare il quotidiano in qualcosa di meraviglioso, invitandoci a considerare il consueto straordinario e a guardare quello che ci circonda o la nostra vita con occhi diversi.

Una volta qualcuno ha scritto che la vera felicità non consiste nell’avere ciò che si desidera, ma nel desiderare ciò che si ha.

Nel ripercorrere la sua vita e le sue storie sentimentali fino all’incontro con la moglie Paola, Bussola ci porta a riflettere su cosa significa per noi l’amore, che cosa cerchiamo nell’altro.

Raccontandoci la sua esperienza, Bussola porta anche il lettore a domandarsi cosa significhi per lui l’amore, come lo vive, se è un bisogno per vivere, per stare in piedi, per affrontare i dolori e le difficoltà, oppure se è la molla che dà logica e significato a tutto il resto. Perché spesso affidiamo ad un amore il senso stesso della nostra esistenza, considerandolo salvifico e necessario e proiettiamo sull’altro tutti i nostri bisogni e le nostre incertezze. Bisognerebbe invece considerare, come dice giustamente l’autore, l’amore non come ciò che ci completa ma come ciò ci comincia. Un punto di partenza per costruire insieme, per affrontare i cambiamenti, consapevoli che nessuno resta uguale a stesso per tutta l’esistenza, e i cambiamenti, gli sconvolgimenti, le curve vanno affrontate insieme, non dando mai nulla per scontato o definitivo.

La verità è che in ogni relazione c’è uno che cambia e uno che resta più fermo. Ognuno dei due percepisce il cambiamento dell’altro – perché anche restare fermi lo è, dal punto di vista di chi invece si sposta – come una specie di tradimento. Un’infedeltà. Non sei più quello che.

È un altro modo per dire che l’amore, in genere, comincia quando due persone si riconoscono. Finisce quando non si riconoscono più.

La vita fino a te di Matteo Bussola Einaudi Super ET (2018) – pag. 197

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