Vivere d’arte

Sara è una giovane donna, figlia di un diplomatico, vissuta passando da un paese all’altro, senza riuscire a farsi amicizie o creare legami, che ha trovato nell’arte l’appiglio e l’elemento indispensabile a vivere. Ogni sua emozione passa attraverso il confronto con un’opera d’arte. Una sorta di lente attraverso cui decodificare il mondo, che per certi versi le rimane oscuro e a suo modo ostile. La sua migliore amica è “Mademoiselle Caroline Rivière”, che non una persona in carne ed ossa, ma un mirabile ritratto dipinto da Ingres e ammirato quando era solo una bambina nelle sale del Louvre. Con l’immagine riprodotta in un poster, che l’ha seguita nei suoi spostamenti, traslochi e cambiamenti, ha un legame che non è solo quello di un osservatore: ogni volta che non sa come reagire, si sente persa o sola, parlare con Caroline, le restituisce serenità e pace. La solitudine in cui è cresciuta e la timidezza che la contraddistinguono, le hanno reso più semplice crearsi un mondo a propria immagine dove può essere una dama dell’ottocento, o perdersi in un’immagine riprodotta magnificamente, in cui Manet le mette allegria e Goya tristezza; anziché affrontare le difficoltà delle relazioni e il dolore della vita reale.

Trasferitasi a Roma ai tempi dell’università, Sara, dopo una laurea con una tesi sul neoclassicismo francese, è diventata organizzatrice di mostre e vive nella casa dei nonni materni, che affaccia su Villa Torlonia.

Per lei lavoro e passione coincidono ha l’arte nel Dna!

Il fragile equilibrio in cui vive viene spezzato da due incontri: prima con Giulio avvocato rampante, poi con Gill Bento, celebre jazzista americano di fama internazionale di cui deve seguire il tour italiano. Incontri che la metteranno di fronte a scelte e a stravolgimenti di vita. Ma altre conoscenze importanti, come quello con Silvana e l’amica Mariuccia, e soprattutto nuove sfide professionali e non, la costringeranno ad uscire dal mondo irreale e a tratti fiabesco in cui vive, per affrontare la vita con tutto il suo carico di difficoltà e problemi.

“Il poster di Mademoiselle C.” di Paola Latorraca non ha un andamento lineare, la vicenda si muove attraverso flashback e digressioni in cui seguiamo i pensieri, i ricordi della protagonista, che si intrecciano spesso nelle opere d’arte che vede o che alcune situazioni le ricordano, e quelli degli altri personaggi.

Paola Latorraca scrive un libro in cui l’amore per l’arte e per la bellezza emerge in ogni pagina. Una storia di crescita e di trasformazione interiore, di lutto e di rinascita, di perdite e di conquiste. Una storia scritta con semplicità e accuratezza.

«L‘arte è la costante della tua vita e la usi come una lente per distaccarti dalla realtà e vivere in un mondo immaginario tutto tuo.»

Ho amato molto i riferimenti artistici e mi sono trovata spesso durante la lettura ad andare a cercare le opere citate. Il talento di Sara nel cogliere ed interpretazione la realtà attraverso le opere dei maggiori pittori, e la capacità di costruirsi una sorta di protezione grazie all’arte mi hanno fatto simpatizzare con lei.

L’arte è arricchimento e ogni artista lascia nelle sue opere un pezzo della sua anima!

Ho trovato, invece, eccessive le complesse vicissitudini e i vari colpi del destino che la protagonista subisce. Alla fine era comprensibile, che dopo gli infiniti rivolgimenti che le erano accaduti e le sofferenze patite, avesse deciso di rifugiarsi nelle risaie di Jatiluwih in Indonesia, lontano da tutto e tutti. Per certi versi la sua scelta di ritirarsi dal mondo e vivere a contatto con la natura era più che logico.

Ringrazio l’autrice per la copia digitale.

Il poster di Mademoiselle C. di Paola Lattoraca – Croce Libreria (2025) – pag. 256

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