“Il caso di Eddy Bellegueule” è il romanzo d’esordio di Edouard Louis. Un’opera autobiografica che racconta l’infanzia dello scrittore.
Eddy Bellegueule nasce in Picardia, una regione del nord della Francia, dove la classe lavoratrice si era trasferita in massa alla fine della seconda guerra mondiale ma che dagli anni settanta in poi aveva dovuto fare i conti con la progressiva riconversione industriale.
Il padre è un uomo violento e senza lavoro e la madre una donna piegata dalla vita, che si è sobbarcata l’intero mantenimento della famiglia.
Eddy non assomiglia a nessuno della sua famiglia: ha la faccia d’angelo, le movenze femminee, i lineamenti delicati, la voce acuta. Non ama il calcio, né lo sport, non si abbuffa come fanno i fratelli, né fa a botte. Non corrisponde a nessuna delle attese e aspirazioni che hanno i suoi genitori. Per sopravvivere cerca di adattarsi, di ingrossare il fisico, di cambiare voce, di frequentare le ragazze, anche se il suo desiderio e l’attrazione lo portano da tutt’altra parte. Lui ama leggere, scrivere, vede nella cultura la possibilità di quell’evoluzione e quel cambiamento necessario a salvarsi.
Non voglio che tu soffra come me nella vita, io quello che ho fatto ho fatto e pazienza, sono rimasta incinta a diciassette anni. Poi ho sgobbato, sono rimasta qui e non ho fatto più niente. Né viaggi né niente. Ho passato tutta la vita a fare i mestieri di casa e a pulire la merda dei bambini o la merda dei vecchi che curo. Ho fatto delle stupidaggini.
Ma Eddy non assomiglia né fisicamente né psicologicamente a nessuno della sua famiglia, né al resto degli abitanti della sua cittadina. Tutte persone cresciute allo stesso modo, con gli stessi desideri, le stesse frustrazioni e un percorso di vita già delineato prima ancora di nascere, immodificabile e prestabilito.
Devo fuggire.
Ma prima di tutto uno non pensa spontaneamente alla fuga perché ignora l’esistenza di un altrove. Non so che la fuga è una possibilità. In un primo tempo tenta di essere come gli altri, e io ho tentato di essere come tutti.
“Il caso di Eddy Bellegueule” è un romanzo di formazione, o meglio di ricerca della propria identità, il cui protagonista deve scegliere se rinnegare le proprie origini o condannarsi a morire giorno dopo giorno in un ambiente e in una classe sociale che non gli appartengono e non sente propri.
“Il caso di Eddy Bellegueule” sono state per me centosettanta pagine di sofferenza. Vedere questo ragazzo deriso, preso in giro, sbeffeggiato, cercare di adattarsi, di nascondersi, di mimetizzarsi in un ambiente ostile, senza nessun amico, senza nessuna comprensione da parte della famiglia, mi ha provocato un dolore quasi fisico. Più volte mi sono chiesta quale sia la necessità di trattare qualcuno in questo modo. E ancora una volta ho riflettuto sul perché ci fa così paura la diversità. A pensarci bene un mondo di persone tutte uguali, vestite allo stesso modo, che hanno fatto gli stessi studi, letto gli stessi libri, che hanno idee uguali sarebbe di una noia mortale. Eppure ogni volta che la diversità spicca, viene condannata, e diviene stigma e vergogna.
Più volte ho pensato che il libro fosse ambientato in un diverso periodo storico, molto più lontano nel tempo, talmente è chiusa la società che racconta.
Un storia amara e senza via di fuga.
Il caso di Eddy Bellegueule di Edouard Louis [En finir avec Eddy Bellegueule 2014] – Bompiani (2014) – traduzione di Alberto Cristofori – pag. 169

