Cos’è l’amore?

Ancora una volta sono uscita dalla lettura di un romanzo totalmente spiazzata.

Sinceramente non ricordo perché ho acquistato “Gli innamorati” di Peppe Fiore; ricordo che ne aveva parlato bene qualcuno del cui parere mi fido, ma non ricordo nemmeno più chi. Dato il titolo e la copertina mi aspettavo una storia d’amore, o almeno una riflessione sull’amore, e devo ammettere che, per un po’, ho anche creduto di aver comprato un saggio…

La sorpresa è stata trovare una storia d’amore, sì, ma in un romanzo che racconta tutt’altro.

In una Roma livida e gonfia di pioggia, devastata dalla tempesta, si muovono le vicende di Flaminia e Carmine. Architetto lui, direttrice di museo lei, una coppia nata per caso su una spiaggia di Ostia. Sposati dopo pochissimo e ora invidiati e sulla cresta dell’onda. Eppure… una tragedia che fa esplodere il risentimento popolare, un avviso di garanzia, e soprattutto tante cose taciute, fanno deflagrare la situazione a cui Flaminia non è preparata. Lei ha studiato, si è data da fare, ha raggiunto la sua posizione grazie all’impegno e alla costanza, nonostante il padre sia un vecchio democristiano che di questo mondo e di questi intrallazzi ha sempre fatto parte.

– Io e te dovevamo parlare di più, – disse Flaminia.

Come lei si aspettava, ancora una volta, Ettore non le rispose.

Per lei l’amore è fatto di sincerità e condivisione, per il marito fare di tutto per lei.

“Carmine le si avvicinò. – Io tutto quello che faccio è per te”.

Una storia d’amore piena che però nasconde una crepa e rivela la consapevolezza che nessuno conosce mai nessuno, neanche la persona che ci dorme accanto e che è il grande amore della vita.

-Ti amo, – disse lui, – sei il grande amore della mia vita.

Riusciva a dirle una cosa così, guardandola in faccia, con la stessa serietà della prima volta.

– Sei tu l’amore della mia vita.

La strinse a sé, Flaminia appoggiò la testa nell’incavo del suo collo, dove sapeva di combaciare come un guscio.

Legarsi così tanto a uno che non sei tu, arrenderti e consegnargli pezzi interi di te stessa, senza nessuna garanzia di restituzione. Che cosa resta di noi quando ci siamo dati fino a questo punto all’altro? Era un pensiero che dava le vertigini.

Sullo sfondo spicca Roma, la sua bellezza, la sua decadenza, dove si fondono le promesse mai mantenute della politica con le première, i vernissage e le feste, un mondo luccicante ma anche pieno di ombre dove si muovono affari pubblici ed economia, si coltivano ambizioni, favori, si incontrano gli amici e si conoscono gli amici degli amici per stringere alleanze o fare affari più o meno leciti.

E in questo scenario, oltre ai protagonisti si muovono i genitori di Flaminia; gli amici di sempre: la disincantata Camilla, Lorenzo – socio e amico da una vita di Carmine -, un artista bizzarro e stravagante, e i vari referenti politici e culturali della società capitolina.

Peppe Fiore delinea con lievità questa storia, mostrando con tratti leggeri la personalità e i demoni che ognuno dei personaggi si porta dentro: la necessità di preservare, di risparmiare, di difendere chi si ama, ma anche la codardia di evitare il confronto, di svelare ciò che sarebbe meglio sapere.

Per tutta la vita ci si vuole bene disperatamente, facciamo di tutto perché le persone che amiamo soffrano il meno possibile, per anticiparne i desideri, per ribadirgli ogni giorno quanto sono importanti per noi. E alla fine qual è il risultato? Che ci si urla contro cose incomprensibili da un lato all’altro del crepaccio, e in mezzo c’è la nebbia.

E così facendo disegna il concetto di amore, qualcosa che cerchiamo di incasellare, ma che sfugge sempre, perché è passione, è scelta, è progetto, è consapevolezza, ma in realtà è anche tutt’altro.

All’inizio c’è lo stupore, la passione che scalda e frulla tutto insieme, l’avventura dei corpi che si cercano. Ma non è lì che ti scegli, lì sei ancora governato da quello che chiami cuore e invece sono le viscere. Poco dopo incontri il carattere dell’altro, ne scopri le piccolezze (ce le hanno tutti), i lampi di genio (in diversa misura ce li hanno tutti ahimè pure quelli), i difetti che prima sei certo che addomesticherai, e poi ti arrendi al fatto che sono cronici e che ti tormenteranno per sempre. Ne deduci che allora è qui, adesso, che ti scegli: con la testa e col progetto. E sbagli di nuovo.

Leggendo “Gli innamorati” si ha la sensazione di vedere un film, di osservare Roma, la sua bellezza antica, la sua imperfezione, la sua incuria e osservare i personaggi, le loro motivazioni, le loro paure, i loro limiti. E attraverso di loro pensare a che cos’è per noi l’amore, cosa l’innamoramento, cosa la disillusione.

Gli innamorati di Peppe Fiore – Einaudi (2023) pag. 218

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