E dopo tanto torno a leggere un romanzo corposo e intricato, pieno di trama, colpi di scena, enigmi e segreti. Il tutto immerso in un’atmosfera fiabesca e misteriosa. Il romanzo in questione è ”Il giardino dimenticato” di Kate Morton, autrice australiana molto amata dai lettori proprio per le sue storie appassionanti e ricche di dettagli.
Il libro inizia su un transatlantico diretto in Australia nel 1913, dove una bambina di quattro anni, con una piccola valigina bianca, che contiene un bellissimo libro di fiabe, si nasconde dietro le botti, osservando le particelle di polvere illuminate dalla luce e immaginando di giocare a nascondino. Per scoprire la sua storia e come la bimba è arrivata lì, il lettore dovrà attraversare un secolo di storia e visitare luoghi diversi: la Londra vittoriana, la calda Brisbane e la tempestosa Cornovaglia, immergendosi in una storia ricca di protagonisti e di sviluppi, perché tre sono le linee narrative che si intrecciano: gli inizi del 1900, il 1975 e il 2005.
E in questo intreccio appassionante molte sono anche le domande che il lettore si pone.
Che cosa lega la bambina ormai diventata anziana all’Inghilterra?
Chi è la misteriosa Autrice che compare nei suoi ricordi e ha scritto un meraviglioso libro di fiabe?
Cosa nasconde il misterioso labirinto al termine del quale si cela un meraviglioso giardino segreto?
Domande che troveranno risposta solo al termine della lettura, perché la storia di Nell, la bambina nascosta tra le botti, cela segreti inconfessabili e misteri a non finire e ci vorrà pazienza, anni, e svariati aiuti, a volte anche inaspettati, a dipanare la matassa, portando alla luce tutta la vicenda che l’ha vista coinvolta.
Impossibile non affezionarsi e fare il tifo per le protagoniste Eliza, Nell e Cassandra, che, divise da decenni, sembrano sempre legate a doppio filo dall’inspiegabile casualità e dalle sensazioni che le legano a luoghi e oggetti, come se l’anima di chi le ha precedute rimanesse ad aleggiare nelle cose che ha toccato, sprigionando energia.
«Perché ci ricorda coloro che abbiamo perduto. Coloro che ci hanno preceduto e hanno fatto di noi ciò che siamo.»
Tre donne volitive e coraggiose, a cui la vita ha regalato ben poco, che sanno contare su se stesse e sfidare convenzioni e regole sociali.
«Non devi aspettare che qualcuno venga a salvarti», le diceva ancora la madre, con lo sguardo perso nel vuoto. «Una ragazza che aspetta di essere salvata non imparerà mai a salvarsi da sola. E quand’anche ne avesse i mezzi, non troverebbe comunque il coraggio di farlo. Non aspettare, figlia mia. Trova il coraggio, impara a contare solo su te stessa.»
E se il fulcro del romanzo è la ricerca dell’identità, la necessità di capire le proprie origini e scoprire dove affondano le nostre radici, ne “Il giardino dimenticato” i legami hanno un valore enorme: per amore (e non quello romantico) si può rinunciare ad un sogno e rimettere in discussione ogni scelta di vita.
Moltissimi i richiami letterari di cui il romanzo è ricco. La parte ambientata a Londra non può non ricordare Dickens: lo sfruttamento del lavoro dei bambini, le condizioni di vita infima, la miseria. Mentre la parte sul giardino è un omaggio neanche troppo velato al più bel libro mai scritto sulla magia della natura e sul potere legato alla sua rinascita, ovvero “Il giardino segreto” di Frances Hodgson Burnett, che compare come ospite all’interno della tenuta di Blackhurst in Cornovaglia.
Si trovava in un giardino, un giardino recintato da un muro. Incolto, ma con alcuni angoli ancora bellissimi. Un tempo doveva essere un luogo molto amato, e molto curato. I resti di due sentierini si intrecciavano come i lacci delle scarpette dei ballerini. Lungo i lati c’erano filari di alberi da frutto, mentre in un angolo un glicine aveva formato una specie di pergolato. Un albero vecchio e nodoso era cresciuto addossato al muro del lato sud: era il melo che sporgeva davanti al cottage.
Infine la parte fiabesca: all’interno della narrazione sono inserite alcune delle fiabe, magicamente illustrate del libro che paiono essere l’unico legame di Nell con il suo passato. Oltre ad essere un richiamo alla tradizione, rappresentano una potentissima allegoria alla storia narrata: la regina cattiva, la gabbia, l’uovo d’oro, la foresta, sono indizi della vicenda “reale” che il romanzo racconta.
“Il giardino dimenticato”, nonostante la complessità della trama, non diventa mai artificioso e non perde mai un proprio equilibrio, svelando solo nelle ultime pagine la verità celata così a lungo.
Il giardino dimenticato di Kate Morton [The Forgotten Garden 2008]– Harper Collins (2025) – traduzione di Alessandra Emma Glagheddu – pag. 574

