Un caso davvero ingarbugliato

Ci sono serie che sono una specie di droga per noi lettori, perché ci appassionano, ci sfidano, ci fanno compagnia. Se l’autore poi sa anche come intrecciare una storia e creare suspense il gioco è davvero fatto.

L’ho già scritto e mi ripeto, se hai la tra la mani un libro di 1100 pagine, conti di metterci minimo dieci giorni per finirlo, ma se il libro in questione è un’avventura di Cormoran Strike e Robin Ellaccott, e la penna è quella di Robert Galbraith (alias della ben più nota J.K. Rowling), il rischio è che tu rimanga appiccicata a quelle pagine fino a terminarlo a tempo record.

Non ha fatto eccezione l’ottava indagine del duo di investigatori Strike e Ellacott dal titolo “L’uomo marchiato”.

Un’indagine davvero complessa ed ingarbugliata, soprattutto perché se chi indaga non sa chi sia la vittima – perché si presenta sfigurata e senza mani -, diventa davvero difficile capire quale sia il movente e ancora più complicato capire chi e perché abbia compiuto un simile scempio.

“L’uomo marchiato” prende il via da una richiesta alquanto bizzarra da parte di una cliente che definire eccentrica è poco: Decima Mullins – chef di un importante ristorante londinese, figlia di un ricco imprenditore, e parte di quella cerchia ricchissima ed esclusiva con cui Strike ha avuto più volte a che fare, e che gli riporta alla memoria la defunta fidanzata Charlotte – vuole che l’agenzia scopra che il cadavere ritrovato, mesi prima, nudo e orribilmente mutilato, nel caveau di un negozio di argenti, è il suo fidanzato Rupert. Per lei il fatto che abbiano la stessa corporatura, lo stesso gruppo sanguigno, siano entrambi destrimani, e siano scomparsi nello stesso periodo, sono prove sufficienti a dedurre la sua identità.

Peccato che non sia altrettanto semplice per i due investigatori che si troveranno alle prese con ben cinque presunte vittime e dovranno seguire le tracce di ognuno di loro per arrivare a capire di chi sia il corpo ritrovato e di conseguenza chi sia l’autore di un delitto tanto efferato. Ne “L’uomo marchiato” la struttura narrativa è davvero ingarbugliata: tante possibili verità, troppe pedine sulla scacchiera e un’investigazione che porterà i protagonisti in varie zone dell’Inghilterra.

Nel corso delle indagini Cormoran e Robin si scontreranno con ambienti massoni (il negozio di argenti era specializzato in pezzi con simboli massonici); con gli investigatori della polizia che reputano poco opportuna la continua intrusione (e soprattutto la capacità di risolvere crimini) dell’agenzia Strike-Ellacott); con la stampa che ha preso di mira Strike e lo accusa di comportamenti inopportuni con le donne; e addirittura con l’MI5.

E se bisogna essere geniali a tenere le fila di un’indagine così complessa e riuscire a riannodare tutte le sottotrame di cui è ricco il romanzo, spesso durante la lettura ci si sente persi: troppi nomi, troppe indicazioni e alla fine anche troppo pagine.

Chi ha letto la serie sa che parte centrale della narrazione è occupata dal dipanarsi della vita dei due investigatori: il passato costellato di dolori e perdite, per entrambi, la crescente condivisione di spazi e ideali, l’attrazione reciproca che arde sotto le ceneri, tenuta a bada ora dall’uno ora dall’altra. Nei romanzi sono centrali le loro riflessioni, i loro dubbi, le paure, la voglia di lasciarsi andare. E se Cormoran ha finalmente capito che deve buttare il cuore oltre l’ostacolo, e dichiarare alla socia e amica ciò che prova per lei (anche se ogni volta che crea l’occasione per affrontare il discorso, succede qualcosa che ne impedisce la prosecuzione); Robin crede (o cerca di convincersi) di aver trovato nell’attuale fidanzato Murphy, l’uomo giusto e pensa che se Strike avesse voluto dichiararsi avrebbe potuto farlo in altri momenti. Insomma i due, nonostante l’affetto e la chimica tra loro, continuano ad attrarsi e respingersi. E la vicenda orizzontale, a questo punto, deve necessariamente risolversi.

Concludendo “L’uomo marchiato” è un’opera ambiziosa e stratificata, seppur con i limiti e i difetti sopra evidenziati: eccessiva lunghezza, complessità della trama, troppi personaggi, tanti temi e quindi tanta, troppa, carne al fuoco, anche se Robert Galbraith (ovverosia J.K. Rowling) è una garanzia, e la sua scrittura fluida e scorrevole, nonché la capacità di agganciare alla pagina, sono innegabili.

Aspettiamo il prossimo.

L’uomo marchiato di Robert Galbraith [The Hallmarked Man 2025] – Salani editore (2025) – traduzione di Laura Serra e Andrea Berardini

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