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La casa che mi porta via

Sono rimasta letteralmente folgorata da questo libro: un romanzo per ragazzi, ma con un retrogusto che apprezzerà chi ha qualche anno in più sulle spalle.

Marinka è una ragazzina di 12 anni con un destino già scritto, da cui lei vuole fuggire.

A Lei non interessa fare la Yaga, come sua nonna, meno che mai si sente pronta a diventare guardiana del cancello ed accompagnare i morti nell’aldilà. Lei vuole conoscere coetanei, uscire da quella strana casa con le zampe di gallina, che si sposta di qua e di là, senza avvertire e all’improvviso. Vuole essere normale, come è giusto che sia a quell’età. Non vuole più essere guardata con sospetto, accusata di essere una strega. Vuole creare legami che non durino lo spazio di una sera, che non siano spazzati via quando sorge il sole. E soprattutto non vuole sentire sulla sua pelle, e ricadere addosso, le infinite storie di chi sta per attraversare il cancello e, attraverso l’incontro con le Yaga, rivive la propria vita e decide che cosa portare con se’ durante il viaggio.

Un romanzo in cui la vita e la morte sono strettamente legate. Una storia in cui la morte non è la fine di tutto e l’aldilà non è un luogo pauroso o un paradiso meraviglioso. Ma è un passaggio, il completamento di un ciclo, l’attraversamento di una barriera preclusa ai vivi, che va fatto riassaporando tutto quello che si è fatto nella vita, portando con sé quello che ci ha maggiormente caratterizzato. 

«Portiamo con noi ricordi di sconfinato valore, la gioia di aver coltivato la vita».

Vi è poi un concetto di fondo, a mio parere, estremamente profondo: fare pace con l’idea di essere mortali è il primo passo per apprezzare a pieno la bellezza e la complessità dell’essere vivi. 

Un libro sulla morte, sui riti di passaggio, sulle occasioni perdute, sul destino. Ma soprattutto un libro intriso di poesia, un viaggio attraverso le stelle: struggente e bellissimo.

«Le assi del pavimento sembrano scivolare verso l’abisso, per poi dissolversi nelle tenebre. Con la coda dell’occhio vedo apparire barlumi di luce e colore nel vuoto. Un arcobaleno che si srotola veloce, nebulose sfavillanti, nuvole temporalesche che si gonfiano e l’arco sconfinato della Via Lattea. In basso, molto più in basso, respira un oceano, le cui acque si schiantano contro montagne trasparenti come vetro».

Vi lascio anche un’ulteriore curiosità

Chi è la Baba Jaga? E’ una creatura leggendaria della mitologia slava, in particolare russa.

Si tratta di una delle figure più enigmatiche e controverse del panorama mitologico europeo, la cui origine si perde nella notte dei tempi. Mostruosa vecchietta dotata di poteri magici e dotata di vari oggetti incantati, spesso paragonata a una strega o a un’incantatrice, è un personaggio per lo più negativo anche se a volte agisce in qualità di aiutante del protagonista o come fonte di consiglio.

Nei racconti russi impersona una vecchia strega che si sposta volando su un mortaio, utilizzando il pestello come timone e cancellando le sue tracce nei sentieri dei boschi con una scopa di betulla d’argento. Vive in una capanna sopraelevata che poggia su due zampe di gallina che si sposta continuamente, servita dai suoi servi invisibili.

La casa che mi porta via di Sophie Anderson – Rizzoli editore (2019) – pag. 327

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