Ci sono volte in cui l’assenza di mio padre mi pesa sul petto come se ci stesse seduto sopra un bambino.
Inizia così con una frase secca e terribile “Anatomia di una scomparsa” di Hisham Matar.
Una ricostruzione fatta di frammenti di passato, eventi, intuizioni e riflessioni in cui un figlio, Nuri, analizza la sua intera esistenza, sconvolta e travolta dall’improvvisa scomparsa del padre, Kamal.
Inizialmente pare una scomparsa volontaria, un atto deliberato e la voluta ambiguità delle prime pagine, in cui assistiamo ad una sorta di scontro tra padre e figlio per avere le attenzioni e l’affetto della giovane e bellissima Mona, una ragazza conosciuta durante una vacanza ad Alessandria, pare indirizzare verso questa soluzione.
Mona aveva ventisei anni, papà quarantuno e io dodici: quindici anni separavano loro due. E quattordici separavano me da lei.
Nuri ne rimane ammaliato. La madre, dopo una misteriosa e rapida malattia, è morta, e per padre e figlio, quella è la loro prima vacanza insieme, oltre che un modo per conoscersi meglio ed imparare a vivere con quell’assenza. L’incontro con questa giovane donna che vive a Londra è una sorta di calamita per entrambi. Una ventata di novità e di sensazioni che scuote Nuri, ma anche il più posato Kamal. Quando il padre la sposa, Nuri, che non comprende fino in fondo la passione che lo agita, non può rimanere a vivere con la coppia. Per questo, il ragazzo viene mandato in collegio in Inghilterra dove la figura di Mona diventa ossessione e desiderio.
Era evidente che papà sentiva la mia mancanza, che mettendomi in collegio era andato contro la sua stessa volontà. Ma il mio desiderio, che si faceva ogni giorno più disperato, si concentrava soprattutto su Mona. Occupava per intero la mia mente. Strano pensiero, adesso che ogni mia capacità di sperare e di desiderare è diretta a mio padre scomparso. Il cuore mente solo a se stesso o è infedele per natura?
Ma quello che all’inizio della narrazione pare una scomparsa volontaria del padre, innescata proprio dal rapporto ambiguo tra il figlio e la giovane moglie, diventerà dramma e provocherà un’inevitabile catena di eventi, quando il padre viene prelevato da misteriosi uomini mentre si trova a Ginevra in compagnia di un’altrettanta misteriosa donna.
Da quel momento il ragazzo dovrà affrontare il peso del passato, di segreti e bugie che hanno costellato la sua vita. Scoprendo, senza possibilità di riscatto, quanto poco conosce il padre, e quanto vuoto ha provocato la sua improvvisa scomparsa.
Matar ci trascina tra Egitto, Gran Bretagna e Svizzera, in una storia che pare personale ma in realtà è politica, sulle tracce di un uomo inviso al potere.
E la storia privata dello scrittore libico il cui padre “scomparve” ad opera di uomini di Gheddafi emerge prepotentemente.
Sensi di colpa, desideri, omissioni, bugie, particolari che paiono irrilevanti ma che invece sono centrali, migliaia di domande che si affastellano ma che alla fine restano senza risposta. E il vuoto enorme e sconfinato che si apre quando un padre scompare nel nulla e la necessità di ricongiungersi e capire rimane una chimera.
Tutto ciò che avevo amato e tutto ciò che era andato perduto un tempo era lì. E adesso io mi ricongiungevo a un’assenza, dopo che tutti se n’erano andati.
In “Anatomia di una scomparsa”, più che la storia raccontata, sono le frasi, i silenzi, la scrittura avvolgente e intrigante, a conquistare. È l’angoscia del bambino, il desiderio dell’adolescente, il tormento del giovane protagonista ad emergere e prendere spazio, dando l’impressione di essere imprigionati in un labirinto dove tra giochi di specchi e strade sbarrate rimane poco o niente da fare, se non rimuginare su ciò che è stato o ciò che poteva essere.
Potente
Anatomia di una scomparsa di Hisham Matar [Anatomy of a Disappearance 2011] – Einaudi ET Scrittori (2025) – traduzione di Monica Pareschi – pag. 186

