12 anni schiavo

E, dopo un inizio coinvolgente che ci ha permesso di capire l’intera epopea e sofferenza che i neri, catturati in Africa dovevano subire a causa dei taobab, in Radici; e un romanzo moderno  complesso e metaforico, come La ferrovia sotterranea, abbiamo optato per un’autobiografia scritta nel 1853. 
 
Solomon Northup, appena riacquistata la libertà, sentì l’esigenza di raccontare la sua storia. Di mettere nero su bianco la sua terribile esperienza: quella di un uomo nato libero, vissuto del frutto del suo lavoro, con una vita che, lui stesso, definisce agiata, una moglie, tre figli, la stima di chi lo circonda, lavori in cui eccelle, fino ad uno sventurato giorno in cui si ritrova beffato da due cialtroni (noi, nel gdl, li abbiamo ribattezzati “il gatto e la volpe”) e venduto come schiavo. Sì perché negli Stati Uniti del 1850 poteva capitare anche questo. 
 
Il suo resoconto è accurato, descrive la vita nelle piantagioni di cotone e in quelle di canna da zucchero, la coltivazione, la lavorazione e la vita degli schiavi. E lo fa in modo pacato, senza enfasi, per certi versi senza emozione. E questo ci ha all’inizio spiazzato, ha destato sbigottimento e stupore, come è possibile che raccontando di sé, non traspaia emozione, né rabbia, né dolore, né frustrazione? Personalmente credo che chiunque viva un’esperienza scioccante, riesca a raccontarla solo creando una sorta di barriera tra se stesso e quello che racconta, perché per lui il racconto è un rinnovarsi delle sofferenze patite, un rivivere le pene, un risentire la frusta che gli spacca la pelle. Nei racconti dei sopravvissuti difficilmente c’è pathos, l’emozione renderebbe impossibile il tornare anche solo con la memoria a quello che hanno patito. 
 
Una testimonianza assolutamente da leggere per comprendere meglio il fenomeno dello schiavismo, le diverse giustificazioni che i padroni di schiavi adducevano e pure i diversi modi di trattare donne e uomini il cui unico peccato era il colore della pelle.

Un libro che spiazza perché sembra impossibile che solo per il colore della pelle, un uomo possa essere catturato, ridotto in schiavitù, venduto, portato lontano da casa, costretto a lavorare, senza poter alzare la testa, senza ribellarsi se non a costo di peggiori sofferenze.

12 anni schiavo di Solomon Northup – Newton & Compton editore (2014) – pag. 275

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