Il condominio du Vieux Moulin

Fazi editore ha creato grandissimo hype per questa storia e, complice il prezzo di copertina di soli 10 euro (considerato quanto sono arrivati a costare i libri, è un vero affare) e la voglia di storie “gialle”, mi sono lasciata tentare anch’io.

“La portinaia del 17” di Emma Cortesi viene raccontato come un cozycrime, un libro giallo poco impegnativo con un’indagine svolta da dilettanti che si ritrovano alle prese, per curiosità e voglia di verità, con investigazione. Io vi ho trovato più un libro d’atmosfera, quella parigina, che, chissà perché, conquista sempre e tanto i lettori.

Qui abbiamo Montmartre, un piccolo condominio con ancora la portineria e tutte quelle atmosfere così francesi: i piccoli bistrot, le pain au chocolat, i caffè sorseggiati e le chiacchiere.

A “dirigere” il Residence du Vieux Moulin è la portinaia Berthe Marceau, che controlla con attenzione che tutto sia in ordine, che i condomini siano soddisfatti, cercando di anticipare le piccole richieste o venir incontro ai desideri degli abitanti del palazzo. Fin quando la morte di Monsieur Gorin sconvolge la quiete e la routine di tutti. La polizia si affretta ad archiviare la morte come naturale, ma per Berthe qualcosa non torna. Coadiuvata da Antoine Lefevre, poliziotto in pensione, comincia con grande tatto e circospezione a fare domande, a guardarsi in giro e a cercare di saperne di più. Riusciranno i due investigatori a scoprire se il drammaturgo Mathieu Gorin è stato davvero ucciso? E se è così, da chi e perché?

«È un addio travestito da abitudine».

Mentre i due indagano, il lettore scopre a poco a poco le storie che si nascondono dietro le porte dello stabile: l’attore di teatro Guillaume La Roche, legato alla vittima da una conoscenza antica, quando entrambi calcavano i palcoscenici; la sarta Camille Blanchet; il barman dagli orari impossibili Luc Moreau; la coppia litigarella formata da Anne e Denis; le sorelle festaiole Julie e Nina, e la schiva e solitaria Sophie Duval, che dipinge nature morte. Infine Mathieu Gorin, metodico e riservato: gli stessi gesti, le stesse scelte, le stesse abitudini.

Non cercava la fama: cercava l’anima delle cose, la verità delle pause tra una parola e l’altra. E nel buio del teatro, tra le tavole consumate le poltrone cigolanti, l’aveva trovata.

A me è parso più un romanzo sulla solitudine, sulle scelte fatte o imposte che spesso condizionano la vita, più che un vero e proprio giallo.

“La portinaia del 17” è anche un inno al teatro, a quel mondo che mette in scena la vita, che regala magia ed emozioni agli spettatori, e che crea, inevitabilmente, legami unici fra chi lavora giorno dopo giorno insieme.

Il teatro divenne famiglia, rifugio. Ogni giorno, alle dieci in punto, era seduto in platea per le prove, con il cappotto sempre un po’ sgualcito e il taccuino in mano. Ogni sera, annotava cosa cambiare, cosa salvare, cosa riscrivere.

L’esordio narrativo di Emma Cortesi è gradevole e sa raccontare benissimo, come già detto, l’atmosfera parigina. Unica pecca è che in un giallo – e non è poca cosa -, il tempo impiegato per arrivare alla risoluzione è fondamentale. Arrivati alle ultime pagine, sembra quasi che l’autrice metta il turbo e reputi quasi sprecato raccontare un po’ meglio l’investigazione dei due personaggi, lasciando il lettore vagamente insoddisfatto e irritato.

La portinaia del 17 – I segreti del Vieux Moulin di Emma Cortesi -Fazi Darkside (2026) – pag. 197

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