La tragedia più famosa di Shakespeare, sicuramente una delle più rappresentate: l’amore immortale e tragico di due giovani le cui famiglie si odiano al punto da spingerli alla morte.
Il binomio fatale di amore e morte che colpisce ancora una volta.
Romeo e Giulietta è questo e molto altro.
Perché allora sentire il bisogno di farla a pezzi? È quello che mi sono chiesta per quasi tutta la lettura di questo romanzo che, sinceramente, non è brutto: è scorrevole, a tratti anche appassionante, ma per me è stato estremamente disturbante.
“Romeo e Rosalina” di Natasha Solomons è un retelling dell’immortale dramma del poeta inglese. L’autrice, partendo dall’antefatto dell’opera shakespeariana, e cambiandone la prospettiva, modifica totalmente la storia, seppur molti dei particolari rimangano pressoché identici.
Mossi da antica rivalità a provocar tumulto…
Ho letto questa storia cento volte, ma soprattutto la conosco perché l’ho vissuta, e adesso la vive Giulietta, pensò Rosalina. Infatti la tragedia recitata dagli attori le era terribilmente familiare: Piramo e Tisbe, Romeo e Giulietta, Rosalina e Romeo, due famiglie e un odio incancrenito, due manati che si confessavano il reciproco desiderio segreto. Osservando la recita osservo anche me stessa, si disse.
Tra vita una coppia di amanti nata sotto avversa stella…
Protagonista del romanzo è Rosalina Capuleti, cugina di Giulietta, che dopo la morte della madre per peste, vede proiettarsi di fronte a sé un destino inaspettato: prendere i voti e diventare monaca di clausura. Per la ragazza è la fine di tutto: ciò che aveva immaginato, sognato, voluto, si dissolve nella decisione dei genitori di farle indossare la tonaca. E da qui scaturisce l’ultimo atto di ribellione e di indipendenza: Rosalina decide di spendere i suoi ultimi giorni fuori dal convento, vivendo avventure che le permettano di assaggiare la vita che prima ancora di iniziare è già finita per lei. Ed è proprio in questo impeto di libertà che si imbatte nell’affascinante Romeo Montecchi, e con lui nasce una passione infuocata, segreta ma piena di lati oscuri.
Era in equilibrio sull’orlo del mondo, sul punto di precipitare. Fino a quel momento aveva sempre creduto che l’amore fosse una cosa che capitava senza che lo si scegliesse, inconscia ed inevitabile come il volgere delle stagioni e la marea. Laura e Beatrice erano state adorate da Petrarca e Dante, eppure nessuno aveva mai scritto dei loro sentimenti, né se avessero mai ricambiato l’amore di cui erano state oggetto. Romeo non le chiedeva soltanto di essere amata, bensì le chiedeva di amare: domandava il suo amore. Adesso lei capiva di dover decidere se varcare la soglia di quest’altro mondo e accettare di ricambiarlo.
Ed ecco che Natasha Solomons si ricollega all’opera di Shakespeare: il motivo che spinge Romeo ad intrufolarsi alla festa dei Capuleti, cioè vedere Rosalina, cugina di Giulietta, la ragazza di cui lui si è invaghito. In quel breve scambio di battute tra Romeo e Benvolio, il Bardo coglie tutta la disperazione di Romeo che dichiara di avere il cuore infranto, perché la giovane ha fatto voto di castità e non ha intenzione di ricambiare l’amore che lui sente di provare per lei. Arrivato alla festa, però la sua attenzione e il suo volubile cuore è preso dalla grazia e leggiadria di Giulietta, e si dimentica subito di Rosalina.

Il romanzo coglie questo aspetto superficiale di Romeo e su questo imbastisce tutta la prima parte del romanzo, secondo la sensibilità, la psicologia, la morale moderna: Romeo è un approfittatore, un seduttore seriale di giovani fanciulle, che sa intortare alla perfezione, grazie a parole seducenti, doni speciali (che in realtà sono sempre lo stesso per ogni ragazza, cambia solo il colore), fascino e bellezza, e Giulietta è una ragazzina, poco più che bambina, sognatrice tredicenne che si lascia sedurre da questo giovane così affascinante. In fondo, chissà se sarebbe durata la passione tra i due, se il destino e la penna di Shakespeare non ci avessero messo lo zampino… Certamente il giovane Montecchi è volubile, incostante, mutevole e i suoi sentimenti paiono fragili e fatui come fuochi che divampano e si spengono nel giro di un secondo. Pare amare più l’amore e la sensazione inebriante che ne scaturisce, che il soggetto di questa passione.
Ma il destino di Giulietta – se non avesse sposato di nascosto Romeo e poi fosse morta con lui nel tentativo di fuggire verso Mantova – sarebbe stato comunque quello di sposare un uomo scelto dalla famiglia, senza alcuna voce in capitolo e senza possibilità di ribellarsi.
Purtroppo dimentichiamo che le ragazze nel quattrocento si sposavano a quattordici anni, spesso con uomini molto più vecchi di loro, che il loro destino era deciso dalla famiglia, che non avevano libertà di parola e di pensiero. Le loro alternative erano il matrimonio o il convento. Niente di più, niente di diverso.
Il mio professore di greco del liceo diceva che uno degli errori più comuni che facciamo è quello di indossare “occhiali moderni” per leggere la storia antica e, ovviamente, la letteratura di quell’epoca. Non cerchiamo di comprenderla e di capire le differenze, ma la vogliamo cambiare, forzandola a nostro piacimento ed inserendola spesso in categorie attuali che nulla hanno a che vedere con il contesto o con la società dell’epoca. Ecco perché ho provato così fastidio nel leggere “Romeo e Rosalina”.
Natasha Solomons scrive un romanzo con una protagonista determinata ad avere voce in capitolo. Una giovane che dopo essere caduta nella rete affabulatrice ed ammaliante del giovane Montecchi, scopre sul suo conto più di quanto non vorrebbe e, passata la delusione, cerca di evitare che la cugina Giulietta possa perdere molto più di quanto ha perso lei nella relazione con Romeo. Una giovane che non esita ad architettare piani complessi, a rubare, travestirsi, nascondersi, evadere, scalare palazzi e la sensibilità di una lettrice moderna non può non parteggiare per lei. Però l’amante di Shakespeare non può non provare fastidio per questa riscrittura, per l’odiosità di un frate Lorenzo lascivo, per la vacuità di Romeo, che risulta davvero poco credibile nei panni del cattivo e che manca di qualsiasi spessore psicologico, per la dabbenaggine della nutrice (ma su questo anche il bardo ci era andato giù pesante). L’unico personaggio che alla fine ho amato totalmente è stato Tebaldo. La sua amicizia sia con Rosalina che con Giulietta, il suo ardore, la sua giovinezza spezzata, acquistano spessore nelle pagine di “Romeo e Rosalina”.

Però alla fine se devo considerare aspetti positivi e bilanciarli con quelli negativi, questi ultimi prevalgono. Preferisco la drammatica storia dei due giovani amanti divisi dall’odio delle famiglie, per citare Shakespeare “non vi fu mai alcuna storia più dolorosa che questa di Giulietta e del suo Romeo” al retelling di “Romeo e Rosalina”.
Romeo e Rosalina di Natasha Solomons [Fair Rosaline 2023] – Neri Pozza (2023) – traduzione di Alessandro Zabini pag. 331

