I ricordi di un’amicizia speciale

“Ti ricordi di Sarah Leroy?” di Marie Vareille, fenomeno editoriale in Francia, con un milione di copie vendute, è un romanzo che mi aveva incuriosito per la trama e per le recensioni tutte positive quando è uscito, ma che ho preferito leggere non appena l’eco della novità si è spento.

E se effettivamente, come tutti i pareri che ho letto, concordo sul fatto che sia un libro “page-turner”, che inchioda il lettore e fa appassionare alla storia, l’aspetto che mi ha colpito di più è un altro.

Partiamo con ordine. “Ti ricordi di Sarah Leroy?” inizia con una sorta di diario che cerca di ricostruire gli avvenimenti antecedenti alla scomparsa misteriosa e terribile di una sedicenne, Sarah, che da quel momento è diventata un tutt’uno con il suo cognome (non più Sarah, ma “SarahLeroy”). Una storia che ha scosso la Francia perché della ragazza scomparsa dalla piccola località turistica di Bouville-sur-Mer, affacciata sulla Manica, non si è più saputo nulla, e il suo corpo non è più stato ritrovato. Anche se Éric Chevalier, fratellastro della vittima, è stato condannato per l’omicidio e ha scontato vent’anni in carcere.

A questo diario che racconta chi era Sarah Leroy e cosa la univa ad Angèlique, la sua migliore amica, è alternata una narrazione vent’anni dopo a più voci, che almeno all’inizio aumenta il mistero e crea una buona dose di suspense. Perché Fanny, sorella di Angèlique, e giornalista di punta di una rivista famosa, viene incaricata di scrivere un reportage a vent’anni dal tragico evento e il ritorno della donna, accompagnata dalla figliastra Lilou, con cui ha un pessimo rapporto, nel suo luogo di nascita, inevitabilmente riporta a galla incomprensioni, rancori e ricordi.

La forza di “Ti ricordi di Sarah Leroy?” è la voluta ambiguità che impregna tutta la prima parte: perché Fanny ha rotto con la sorella? Sa qualcosa o ha dei sospetti sulla scomparsa di Sarah? Perché nonostante le prospettive di carriera, legate al reportage, la giornalista pare così reticente a rinvangare il passato? Ed Éric è davvero colpevole o è un’innocente condannato ingiustamente come proclama a gran voce da vent’anni? E soprattutto, perché Sarah è stata uccisa?

Domande che portano il lettore a macinare pagine su pagine per cercare di svelare il mistero e capire che cosa sia successo. E a seguire Lilou nella sua indagine, iniziata per la curiosità di capire meglio la matrigna, e poi sempre più interessata a capire che cosa è accaduto ad una ragazza che via via sente sempre più simile a sé.

Ma in realtà la cosa che mi ha colpito di più e che ho trovato davvero azzeccata è il modo in cui l’autrice francese descrive la relazione di amicizia: quel legame speciale che diventa vitale e la cui fine spesso provoca più sofferenza e dolore della fine di un’amore.

Sarah e Angèlique sono diventate amiche per far fronte ad un vuoto: la morte della mamma per Sarah, l’abbandono del padre e il conseguente dolore unito a disinteresse della madre verso le figlie per Angèlique. Due bambine opposte, sbiadita e insicura la prima, bellissima e acuta la seconda. Piena di possibilità, dovute alla ricchezza della famiglia la prima, con scarse prospettive per il futuro la seconda. Un’amicizia fatta di risate senza motivo, canzoni cantate a squarciagola, abiti condivisi, passioni comuni, fino all’arrivo di Iris, una divorziata con due figli, che, diventata la nuova moglie del padre, aveva imposto alla ragazza una serie di regole, tra cui quella di evitare di frequentare Angèlique. Malgrado questo, le due amiche erano rimaste unite da un legame unico e apparentemente indissolubile, sancito da un patto che aveva previsto anche un codice per riconoscersi sempre, a dispetto di qualunque cosa potesse accadere, fino ad un episodio che aveva rotto la loro amicizia ed l’aveva trasformata addirittura in odio.

Sarah e Angèlique hanno costruito la loro amicizia sulle gioie e sui piccoli problemi che sembravano così futili agli adulti, ma che costituivano tutta la loro quotidianità. All’inizio di ogni anno scolastico, sulla prima pagina dei loro diari, scrivevano una citazione di Montaigne sull’evidenza della sua amicizia per Étienne de La Boétie, trovata su una vecchia cartolina: «Perché era lui, perché ero io». E in effetti la loro amicizia era altrettanto semplice e indiscutibile.

A Sarah rimane solo il nuoto – unica attività in cui davvero eccelle -, ad Angèlique una ribellione sempre più smaccata e il rapporto con altre due ragazze, Morgane e Jasmine, con cui crea il gruppo delle “Disincantate”.

Lilou osservò a lungo un’immagine in cui si vedevano Angèlique, Morgane e Jasmine, sorridenti davanti al mare. Sembravano molto unite, felici. Lilou girò la foto e lesse: «Disincantate… 2001». L’estate della scomparsa di Sarah. La scatola conteneva anche un foglio piegato in quattro. Lilou lo aprì.

Giuramento delle Disincantate: promettiamo di restare amiche nella vita e nella morte, nella buona e nella cattiva sorte, saremo solidali, qualunque sia la situazione, e ci sosterremo sempre. Siamo le Disincantate.

Un gruppo nato per sigillare un legame, una sorellanza, che spesso è così difficile tra donne. Messe in gara tra loro solo ed esclusivamente nell’interesse dell’uomo, ipercritiche, addirittura cattive l’una verso l’altra, perché tutto l’immaginario è volto a far emergere e far andare avanti il rapporto uomo-donna, non quello tra amiche.

«Alle ragazze si insegna a boicottarsi tra loro. È una cosa che comincia fin dalla culla, con le fiabe: Cenerentola, tormentata dalle sue sorellastre, Biancaneve avvelenata dalla matrigna…». Si è alzata in piedi, di colpo agitata, spargendo la cenere della sigaretta sul tappeto del salotto. «Tutto quel che vediamo sono donne gelose, in competizione tra loro, non per chi sarà la più generosa o la più intelligente, no, fin dalla notte dei tempi siamo gettate in una gara sfrenata a chi è la più bella, perché sarà la più bella , quella che meglio si adatta al modello dell’ideale femminile che nella mente delle bambine è rappresentato dalla principessa delle fiabe, a ottenere la ricompensa finale…»

“Ti ricordi di Sarah Leroy?” racconta tutta la complessità e la potenza di un legame d’amicizia, soprattutto quando nasce da bambine, quando non ci sono ancora filtri o maschere a coprire chi si è e cosa si vuole.

Conoscere qualcuno fin dall’infanzia significa aver assistito alla nascita dei tuoi sogni, alla loro realizzazione o al loro crollo, significa aver avuto accesso alle sue più grandi speranze e alle sue paure più intime, allo stato grezzo, prima che la domesticazione sociale avesse fatto il suo lavoro. Significa sapere chi c’è davvero dietro la nebbia protettiva delle convenzioni e delle regole a cui obbediscono gli adulti.

E ricorda a tutte l’importanza di un rapporto che si fonda sulla fiducia, che va avanti a prescindere dalla distanza geografica o dal tempo che scorre, dalla vita che cambia, dalle scelte che si fanno, che sa custodire segreti e proteggere, che può incrinarsi, ma mai spezzarsi.

Una cozza, contrariamente a quanto si possa pensare, si muove. Non atterra sul suo scoglio per caso, lo sceglie. E si attacca sempre in un punto dove ci sono già altre cozze. Da sola, sa di non avere alcuna possibilità di sopravvivere ai predatori, alle correnti e alle intemperie. La cozza secerne piccoli filamenti appiccicosi che le consentono di attaccarsi alla roccia. Quando i molluschi sono stretti gli uni contro gli altri, tutti quei filamenti si intrecciano e formano una sorta di tela di ragno, il bisso, estremamente resistente, che permette loro di resistere per mesi, se non per anni, agli assalti delle onde, alle maree e alle peggiori tempeste senza muoversi di un millimetro. Le cozze sanno aggrapparsi l’una all’altra per sopravvivere. Sanno che insieme sono più forti, che possono affrontare qualsiasi pericolo. Non c’è salvezza se non nella solidarietà: era una delle prime cose che Angèlique mi aveva spiegato.

“Ti ricordi di Sarah Leroy?” di Marie Vareille è un libro davvero coinvolgente. Da leggere

Ti ricordi di Sarah Leroy? di Marie Vareille [Désenchantées 2022] – Rizzoli (2025) – traduzione di Sara Arena – pag. 336

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *