Alla ricerca di sé stesse

Immagina di risvegliarti e non ricordare assolutamente nulla di quello che è successo negli ultimi dieci anni. Dieci anni di vita cancellati, scomparsi, inesistenti.

Tutto inghiottito in una sorta di buco nero. Tutto, compreso il ricordo dei tuoi figli. Non ricordi di averne avuti, i loro gusti, la loro età, nemmeno il loro nome. E non ricordi né riconosci le scelte compiute, i rapporti cambiati, gli eventi che hanno caratterizzato tanti anni di vita. E la nuova te, più magra, più curata, più stilosa, ti pare un’estranea che nemmeno ti piace.

Questa sensazione di sbigottimento, di non appartenenza, di smarrimento è l’incipit del romanzo “In cerca di Alice” di Liane Moriarty.

L’autrice australiana scrive un romanzo apparentemente leggero, un vero e proprio “page-turner”, che incolla alla pagina, perché vuoi capire che cosa è accaduto, se la protagonista riuscirà a ritrovare la memoria e come riprenderà in mano la sua vita. E il ritmo serrato, la verità svelata a poco a poco, i personaggi ben caratterizzati, si fondono con domande più profonde e argomenti meno leggeri.

Alice si risveglia, dopo una caduta dallo step in palestra in cui ha battuto la testa, ed è convinta di essere nel 1998. I suoi ricordi sono legati al grande amore per il marito Nick e per l’attesa del suo primo figlio, che non sa nemmeno se sia maschio o femmina, e chiama Sultanina. In realtà è il 2008 e lei non ricorda nulla degli ultimi dieci anni. Anni in cui tutto è cambiato e non sempre come lei poteva prevedere o immaginare. Dieci anni dopo, infatti, il matrimonio è in crisi, i figli sono tre, la madre si è risposata e balla la salsa e si veste colorata e si trucca, e anche i rapporti con la sorella Elisabeth non sono più quelli di prima. Inoltre lei è diventata fanatica dell’alimentazione sana, delle regole, del fitness, fa parte di mille comitati scolastici, ha perso di vista l’amica del cuore e la casa, che lei ricorda appena comprata, si è trasformata in ciò che tanto aveva sognato e agognato.

Bene. Questa sei tu, Alice. Una donna adulta e magra, madre di tre figli, alle prese con un brutto divorzio a suon di cucchiaiate di budino.

Socchiuse gli occhi e s’immaginò l’Alice di un tempo, la vera Alice, che la guardava dallo specchio. Lunghi capelli castani e senza taglio, volto più tondo e morbido, seni pieni e dignitosi, pancia più grossa (molto grossa), tante lentiggini, nessuna ruga degna di nota – innamorata di Nick e in attesa del suo primo figlio.

Ma quella ragazza non c’era più. Non aveva senso pensare a lei.

Come può essere cambiato tutto così tanto? Come è possibile non ricordarsi più nulla della propria esistenza precedente?

Alice dovrà affrontare con sgomento crescente quanto si sia trasformata la sua vita e quanto si sia trasformata anche lei.

L’ingenua, goffa, sognatrice di dieci anni prima, ha lasciato il posto ad una donna organizzata, precisa, punto di riferimento della comunità, ma anche ad una donna fredda, calcolatrice, disinteressata alla sofferenza di chi ha accanto. E la donna che è diventata non le piace proprio per nulla.

Liane Moriarty, alterna la narrazione in terza persona, che mette al centro lo smarrimento di Alice, con le lettere che Elisabeth scrive al suo psicologo – in cui confessa il dolore di non riuscire ad avere figli e l’enorme rabbia che le ha fatto nascere dentro -, e le pagine del blog di Frannie, nonna di Alice, in cui scrive della sua vita in una casa di riposo per anziani e i commenti che riceve in riposta alle sue riflessioni e aggiornamenti.

Come dicevo all’inizio il tono leggero non va ad intaccare i temi importanti che tocca: la maternità, il non avere figli, la vecchiaia e il peso di non poter eventualmente scegliere il modo per andarsene, le difficoltà dell’adolescenza e il modo, a volte incomprensibile, in cui ci allontaniamo dalle persone che amiamo.

Interessante vedere come si possa ricalibrare la vita, tornando ad essere almeno in parte la noi più giovane, quella meno provata dalle esperienze della vita, più entusiasta e libera, cercando di riconnettersi con quella parte forse più vera e meno strutturata di noi.

Aveva sempre pensato che quel periodo squisitamente felice dell’inizio della loro storia fosse il top, la sensazione che avrebbero sempre cercato di ritrovare, di ripetere, ma adesso capiva che era sbagliato. Era come paragonare l’acqua frizzante allo champagne. L’inizio delle storie d’amore è eccitante, esaltante. È spensierato, spumeggiante. Sono capaci tutti di amare così. Ma l’amore dopo tre figli, dopo una separazione e un divorzio sfiorato, dopo che ci si è fatti del male e perdonati, che ci si è annoiati e sorpresi, dopo che si è visto tutto il peggio e tutto il meglio – bé questo tipo d’amore è indescrivibile. Meriterebbe un nome tutto per sé.

“In cerca di Alice” di Liane Moriarty affronta soprattutto il tema dell’importanza della memoria, che secondo me, nel bene e nel male, è comunque quello che ci contraddistingue, quello che ci rende ciò che siamo. Eliminare i ricordi, per quanto possano essere dolorosi, ci priva di una delle parti più vere del nostro io. Perché quanti ricordi ci sono in dieci anni? Migliaia di migliaia, cose microscopiche e cose importanti, eventi trascurabili ma anche fatti essenziali che ci hanno plasmato e reso quello che siamo oggi.

«Forse la nostra vita non è proprio come ce l’aspettavamo a trent’anni.»

E ci fa riflettere anche sui sogni e idealizzazioni della giovane noi, quando guardavamo al futuro come un enorme tabula rasa in cui ogni evento e opportunità erano realizzabili. Se per un attimo fosse possibile far incontrare la noi di oggi e la noi del passato si piacerebbero? Apprezzerebbero le scelte fatte? Oppure il senso di delusione prenderebbe il sopravvento? Probabilmente, ripensando alla ragazzina piena di ambizioni e aspirazioni e alla giovane donna pronta a spiccare il volo, aleggerebbe il timore di averla delusa. Ecco questo libro spinge a ragionare anche su questo, porta a guardarci in un altro modo e a ricordare come eravamo e quanto siamo cambiate negli anni.

Letto con le ragazze de #sullealidellestorie è piaciuto a tutte.

In cerca di Alice di Liane Moriarty [What Alice Forgot 2010] – Feltrinelli Editore (2012) – traduzione di Silvia Rota Sperti – pag. 399

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