La Moda dal Rinascimento a Elisabetta I Tudor

Dopo il cosiddetto secolo buio, il Rinascimento vide l’individuo tonare ad essere “misura di tutte le cose”, per cui con lo sviluppo di idee umanistiche si rinnovò l’arte, la letteratura, la scienza, la religione, la politica e ovviamente la moda.

Gli abiti divennero più rigidi e formali, superando i tagli piuttosto rozzi del Medioevo.
L’abbagliamento divenne anche un indicatore del ceto sociale di chi lo indossava, diventando una voce cospicua delle spese delle famiglie aristocratiche. Il che aumentò a dismisura la richiesta di tessuti lussuosi e multicolori. In questo periodo, l’Italia ebbe il monopolio della produzione di tessuti arricchiti con fili d’oro e d’argento, così come dei costosi e raffinati velluti.

Se la silhouette verticale rifletteva il gusto dell’architettura gotica, l’accento sulla linea orizzontale riflette l’arco a tutto sesto affermatosi durante il Rinascimento.

Durante la prima metà del secolo XV, la “GAMURRA” era il più importante capo femminile. Si trattava di un abito lungo fino ai piedi, solitamente invernale, in lana, abbastanza attillato, a volte chiuso da bottoni sul davanti, a volte da stringhe posteriori o laterali, più o meno ricco a seconda della classe sociale. Quasi sempre le maniche erano separate dalla veste ed erano di stoffa diversa e potevano essere impreziosite da ricami con fili d’oro e pietre preziose. La veste si poteva stringere o allargare in caso di gravidanza.

Con il passare dei decenni, la vita si abbassò, l’attaccatura delle maniche fu sottolineata da spalline imbottite ed arricciate, i colori divennero più scuri.

Cominciò ad usarsi la “FALDIGLIA”  con cui s’indicava la forma di sottana che poi si chiamò guardinfante crinolina. Era piuttosto larga e formata da tela o cotonina resa rigida con l’amido; oppure increspata mediante nastri o fettucce che, passati entro guaine a più giri, venivano poi tirati a volontà per aumentarne o diminuirne la rigonfiatura. Inizialmente essa era costituita da una struttura basata su imbottiture di stoppa poste sull’orlo dell’abito, in maniera da aumentarne l’ampiezza nel fondo. In seguito, questa imbottitura fu sostituita da cerchioni, rotoli di stoffa o cotone, ricoperti da fustagno. Con il tempo l’imbottitura di stoffa o cotone venne sostituita da cerchi di legno o di ferro cuciti all’interno dell’abito, i quali, allargandosi gradatamente dalla cintura fino all’orlo, facevano assumere alla gonna la caratteristica forma a campana, sulla quale andava indossato l’abito.

Sulla veste veniva indossata la sopravveste, sempre lussuosa, in genere ampia ed importante, di preferenza di stoffa pesante, foderata e ricca di ornamenti. Era talvolta aperta dalla vita in giù e metteva in mostra la parte inferiore della sottana che tendeva quindi ad essere molto elegante.
Le maniche della sopravveste avevano spesso carattere solo ornamentale, erano infatti aperte del tutto o aperte a finestrella sul gomito e lasciavano uscire dalle aperture, la maniche della veste di sotto.
Sulla sottana si poteva indossare anche il robone, indumento lungo fin quasi a terra, aperto davanti, con maniche ampie e spesso
foderate di stoffa o di pelliccia. Le maniche erano allacciate alle spalle mediante cordelle che finivano con puntali di ferro, d’oro, d’argento o anche di cristallo.

Le camicie erano bianche, belle, leggere, arricchite di ricami, arricciature e si affacciavano dalla scollatura e dai polsini delle maniche. Erano impreziosite da trine e, lungo il secolo, chiuse da colletti rotondi, insaldati e pieghettati, a lattughe, a gorgiera increspata, a collare rialzato a raggiera dietro il capo, in leggere e minute pieghe di lino o pizzo.

Dal cinquecento in poi il punto focale dell’abbigliamento femminile diventa il “CORPETTO” (un indumento staccato che andava dalle spalle alla vita) con la scollatura quadrata, che lasciava in belle mostra la parte alta e il colletto della camicia sottostante. Dalla metà del Cinquecento si affermò la gonna, staccata dal corsetto, anche se spesso dello stesso materiale. Venivano così messi in rilevo il vitino stretto, spesso ottenuto tramite stecche rigide all’interno del corsetto, le spalle larghe e gonne con corpetto a punta.

Le stoffe erano decorate e riproducevano motivi floreali.

Il Cinquecento fu anche il secolo in cui si cominciò a fare uso dei dei gioielli ornamento della persona e decorazione degli abiti. Si diffusero gli orecchini a goccia. I capelli, che all’inizio del secolo erano divisi sulla fronte e lasciati ricadere
sulle spalle vennero poi raccolti in reti d’oro ingioiellate. A volte erano acconciati in trecce e girati intorno al capo. Si sfoggiavano medaglie con le iniziali in oro massiccio, grandi catene d’oro e collane di perle e braccialetti con pietre preziose. Gli anelli furono frequentissimi e la vera spesso si arricchiva di gemme.

Il fatto che l’abito non fosse più un pezzo unico, rese possibile giocare con il taglio delle gonne e delle maniche, svincolate dal busto ed introdurre colletti e allacciature. Le gonne dal 1560 in poi circa, erano aperte per mostrare una sottogonna o in inserto frontale.
Verso la fine del ‘500 i cerchi si moltiplicarono attorno alla sottogonna che assunse la forma di una cupola. Era questo il “VERDUGADO”, chiamata così perché i cerchi erano costituiti con l’impiego di germogli di un arbusto flessibile che aveva quel nome. In italiano veniva chiamato anche “guardifante”. Secondo una leggenda popolare ad inventare questo marchingegno sarebbe stata una principessa spagnola desiderosa di nascondere al marito una gravidanza proibita.
Il guardifante fu la prima grande “tortura” alla quale si sottopose la donna e a parte qualche periodo di declino ha continuato a d accompagnare la donna, pur con nomi diversi fino alla soglia dei tempi moderni.

L’abito maschile era caratterizzato dal farsetto, un’aderente giacca abbottonata in velluto, raso o altre stoffe preziose. Le maniche erano imbottite, le spalle estremamente pronunciate. Sul farsetto si portava un corto giubbotto senza maniche su cui si poteva poi posare un mantello. Gli indumenti inferiori comprendevano brache e calze. Le scarpe erano a punta quadrata, a “becco d’anatra”. I cappelli erano sfoggiati sempre anche al chiuso e indicavano status sociale, età, ricchezza e professione.

Alla fine del secolo, l’accresciuta potenza dell’impero spagnolo contribuì al diffondersi di una moda severa e formale. Le gorgiere, nate alla corte spagnola, per proteggere gli abiti da sudore e sporcizia, si andarono mano a mano allargando separandosi dai colletti.

A fine secolo il corsetto si fa rigido, la gonna moltiplica l’ampiezza, le maniche si allargano gradualmente sino al gomito, assumendo una forma ad imbuto, dalla quale spuntano le sottomaniche, in tessuto prezioso ed arricchite dai caratteristici “sbuffi” della biancheria sottostante detta “Camisia”.

Con l’ascesa al trono di Elisabetta I, sul trono inglese, anche la moda subisce un ulteriore cambiamento. Le maniche assumono una forma “a prosciutto”, rigide e imbottite d’organza e/o crine, a cui si sovrappongono altre maniche aperte e grandiose come mantelli. La vera è propria novità si instaura con l’adozione della “gorgiera”. Quest’ultima poteva esser portata chiusa-girocollo, oppure aperta (detta “collo alla Stuarda” o “a ventaglio”.
Il tutto ricoperto da una fitta e preziosa decorazione in oro, perle, fiocchi, galloni e passamanerie di ogni genere. Le perle (elemento distintivo per le donne di rango -era infatti vietato l’uso alle cortigiane) ricadevano in molteplici giri sul corpino, fin oltre la vita, e guarnivano anche l’acconciatura, anch’essa ricca di eccessi.
Capelli ondulati, artificialmente arricciati, “a corna”, increspati, ritorti in trecce, disposti con la “scriminatura” in modo da incorniciare il viso da orecchio a orecchio, sostenuti e rinforzati da acconciature posticcie e spilloni.

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