Ci sono romanzi che, travestiti da thriller o gialli, indagano tutt’altro. E “Il collegio” di Tana French rientra, a mio parere, in questa categoria.
Nel parco di un esclusivo collegio femminile, frequentato da figlie di papà, è stato trovato ucciso lo studente di una scuola vicina. Le indagini serrate, seppur ostacolate sia dalla scuola sia dalle famiglie dei ragazzi, non hanno trovato l’assassino né risolto il mistero. Un anno dopo una strana fotografia con l’immagine del giovane assassinato e la scritta “Io so chi l’ha ucciso” compare nella bacheca della scuola e riapre l’attenzione sul caso.
E quello che non era stato possibile, magicamente lo diventa.
La detective incaricata delle indagini, poco amata dai colleghi per la poca propensione a fare squadra e il carattere urticante, coadiuvata stavolta da un giovane ispettore, impantanato nella sezione “cold case” e desideroso di uscirne ed entrare nella sezione omicidi, s’impegnerà nell’impresa impossibile di far luce su quanto è accaduto.
Come dicevo all’inizio, al centro del romanzo non ci sono le indagini, gli interrogatori, le perquisizioni, le ipotesi che, via via, nel corso delle più di 600 pagine, cercheranno di ricostruire gli avvenimenti, ma la psicologia delle ragazze coinvolte.
Otto adolescenti suddivise in due diverse “bande”: una composta da ragazze alternative, strane, ribelli, che sembrano “quattro moschettiere” unite dal detto “una per tutte tutte per una”; un corpo unico che non guarda alle apparenze, alle chiacchiere, a far colpo sui ragazzi. L’altra, capitanate da Joanne, che non ha problemi a imporre il suo punto di vista e la sua idea ed è, invece, interessata all’apparenza, a primeggiare e stare al centro dell’attenzione, ribattezzate dalle prime “Dalek”, i distruttori di mondi della serie del Doctor Who.
Due modi di vivere l’amicizia e soprattutto l’adolescenza completamente diversi, agli antipodi.
“Il collegio” si snoda su due piani temporali: il presente delle indagini condotte dai due investigatori, e il passato, scandito da una sorta di countdown (quanto manca alla morte del ragazzo), che serve a chiarire e illuminare le relazioni intercorse tra i protagonisti e le motivazioni che hanno portato al delitto.
Il romanzo di Tana French parte lento, scandaglia le singole personalità delle otto ragazze coinvolte, i piccoli circoli in cui il legame tra le partecipanti è tutto; esplora l’atmosfera di un collegio fatto di regole, chiusure al mondo, un microcosmo bloccato ma ribollente di vita, dove ogni imposizione o limitazione viene in qualche modo bypassata, e, soprattutto, descrive perfettamente i legami unici, fortissimi, imprescindibili dell’adolescenza. In cui le relazioni interpersonali sono talmente centrali che è inimmaginabile pensare che crescendo lasceranno spazio e tempo ad altro, che non dureranno per sempre. L’idea meravigliosa in cui ci siamo crogiolati tutti, che l’amicizia sia indistruttibile, senza segreti, un fronte comune e invincibile contro il mondo degli adulti, che siano genitori, insegnanti, autorità.
“Non significa che se hai gli amici giusti non può accaderti nulla di male. Significa che puoi sopportare qualsiasi cosa, finché hai i tuoi amici.”
Perché anche se a volte lo scordiamo, l’adolescenza è un’età complicata. Un periodo in cui tutto è assoluto, non ci sono mezze misure: bianco/nero, buono/cattivo, bello/brutto, dentro/fuori; un’idea per certi verso manichea della vita: non esiste il grigio, la sfumatura, la mezza misura. Esisti solo tu, i tuoi problemi, le tue idee e chi con te condivide quel momento così complesso e difficile ma anche pieno di prime volte, di emozioni fortissime, di desideri e sogni. Gli amici diventano famiglia, rifugio, punto di riferimento, unico baluardo contro il mondo esterno. Sono coloro che sanno tutto di te, che ti appoggiano e difendono contro il mondo.
Una manciata di anni in cui le idee degli adulti, le loro scelte, la loro vita, paiono così lontane e fuori fuoco, dove le verità appaiono assolute e imprescindibili, dove il senso di ribellione ribolle contro le regole stabilite, e ci si sente invincibili e immortali. Il periodo quando tutto è ancora realizzabile. La vita è una strada che si dipana davanti infinita e ci sono miriadi di possibilità, di futuri possibili. Anche se poi tutto cambia.
Holly non riesce a smettere di guardare la foto. La ragazza che vede non è una donna solida, con i piedi piantati in una vita irrevocabile. E’ un fuoco d’artificio, fatto di luci che riflettono milioni di possibilità. Non è un avvocato, moglie di Frank Mackey e madre di una figlia unica, con una casa a Dalkey, affezionata ai colori neutri, al cachemire, allo Chanel n. 5. Tutte quelle cose sono implicite in lei, fra le tante vite possibili che poi non ha scelto, facendole svanire come lampi di luce.
Il romanzo di Tana French è lungo, troppo – una sforbiciata avrebbe giovato – , e lento, ma una volta iniziato, non si molla, perché la curiosità ha il sopravvento e l’autrice statunitense, grazie anche ad una scrittura diretta e ineccepibile, sa come coinvolgere il lettore.
Forse più un’analisi sull’amicizia e sul periodo dell’adolescenza che, a tratti, anche se più per sensazioni, mi ha ricordato “Dio di illusioni” (seppur di altro spessore), che non il thriller che pare ricordare la copertina.
Il collegio di Tana French [The Secret Place 2014] Einaudi Super ET (2020)- traduzione di Alfredo Colitto – pag. 651

