Diventerò Settimo!

Daniele Mencarelli, poeta e autore di rara sensibilità, ci regala il suo primo libro per ragazzi. E lo fa con una fiaba dal sapore senza tempo, in cui il viaggio, condito di avventure e di incontri, è al centro della narrazione.

“Adelmo che voleva essere Settimo” inizia proprio con una piazza in un giorno di mercato e, là nel centro, un piccolo teatro ambulante e una cantastorie che, dopo essersi guardata intorno, inizia a raccontare:

«Signore e signori… bambine e bambini… questa è la storia di un giovane coraggioso, che per amore di sua madre andò fino in cima al mondo, e sconfisse persino il fiume il cui nome nessuno osa nemmeno pronunciare. Proprio lui. Il Branoro.»

Un lungo “Ohhhhhh” uscì dalla bocca di grandi e piccoli.

Adelmo è il settimo figlio di Ernesto e Evelina. La madre desiderava una femmina dopo sei maschi, ma sa che il piccolo appena nato sarà l’ultimo e allora ha un desiderio:

«Io veramente avrei un desiderio. Dopo sei figli, il primo Primo, il secondo Secondo, il terzo Terzo, il quarto Quarto, il quinto Quinto, il sesto Sesto… io questo figlio, che sarà certamente l’ultimo, vorrei chiamarlo in un altro modo, con un nome tutto suo, non Settimo ma… ma… Adelmo, ecco.»

E quel nome deciderà il suo destino. Perché i fratelli vivono quella diversità come una spaccatura, come un baratro insuperabile: lo escludono dai giochi, dai segreti, dalla vita familiare. E Adelmo pur essendo amato, coccolato perché il più piccolo, con opportunità maggiori rispetto ai fratelli, come quella di ricevere un‘istruzione, si sente solo, vorrebbe solo essere settimo, parte del legame speciale e unico fra fratelli.

«Invece io diventerò uno di voi! Io diventerò Settimo! E voi sarete costretto a trattarmi come un vero fratello!»

La morte del padre, la carestia imperante, le possibilità di sopravvivere sempre più ristrette danno il via alla disgregazione della famiglia: i fratelli maggiori decidono di lasciare il paese e la valle e di cercare fortuna altrove. Passano gli anni, e la madre, sempre più debole e malata, rimasta sola con Adelmo, sentendo avvicinare la morte, ha un solo desiderio: rivedere almeno una volta i suoi figli.

E così Adelmo, lascia l’unico mondo che conosce, i suoi affetti, e parte alla ricerca dei fratelli. Sfruttando le sue qualità, le competenze acquisite, con un pizzico di fortuna, inizia un viaggio che lo porterà attraverso terre sconosciute, a ritrovare via via i fratelli dal sesto al primo. E in questo viaggio a ritroso riuscirà a farsi conoscere da loro, a far veder il suo valore e di conseguenza farsi apprezzare, riscoprendo la forza di un legame spezzato e l’affetto che scorre tra loro e verso la madre.

Adelmo è un eroe a tutto tondo, coraggioso, intraprendente, ma anche generoso, flessibile, capace di comprendere le situazioni e di trovare la soluzione adeguata ad ogni inciampo della sorte.

“Adelmo che voleva essere settimo” riprende il canovaccio di molte fiabe tradizionali e intreccia fantasia, avventura e legami familiari.

Daniele Mencarelli sceglie una storia tradizionale e un linguaggio semplice per il suo esordio nella narrativa per ragazzi. Se gli si può trovare un difetto, data la sensibilità e profondità a cui ci ha abituati, questo esordio, seppur piacevole per grandi e piccini, non ha la forza dolente degli altri suoi romanzi.

«Questa non è una leggenda, ma la storia di un ragazzo che sfidò ogni sua paura pur di esaudire il desiderio di sua madre, e scoprire la statura del suo coraggio.»

Adelmo che voleva essere Settimo di Daniele Mencarelli – Mondadori (2025) – pag. 186

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