Parte dal funerale, dall’immagine della distesa infinita di fiori davanti a Buckingham Palace e Kensington Palace, “La principessa del popolo” di Lavinia Orefici.

Un funerale che la Regina e la famiglia reale avrebbe voluto privato, ma che, data la reazione popolare e lo choc in cui cadde un’intera nazione, fu la celebrazione dell’importanza, del rilievo e soprattutto dell’affetto verso la principessa del Galles, definita “principessa del Popolo” da Tony Blair, allora primo ministro inglese.
Il 31 agosto 1997, sotto il Ponte de l’Alma a Parigi, non era morta solo una giovane donna di 36 anni nel pieno della vita, ma anche una principessa amatissima, che aveva modificato la percezione che i sudditi avevano della monarchia, rendendola più accessibile, più umana, più empatica. Diana fu la prima ad abbracciare i malati, a mettersi alla stessa altezza di bambini quando le porgevano i fiori, ad ascoltare quello che le veniva detto.
La notizia della morte di Diana scatenò un impatto emotivo che nessuno aveva previsto e che, soprattutto nei primi momenti, rappresentò una frattura tra la Regina, apparsa fredda e distaccata, e il suo popolo.
Lavinia Orefici segue le vicende di Diana ripercorrendole al contrario, dal funerale al matrimonio.
Partendo dall’ultima estate trascorsa da Diana, passando da un posto all’altro: da New York (per partecipare il 25 giugno all’asta di beneficenza organizzata da Christie’s e per mettere all’asta 79 suoi abiti ed incontrare Madre Teresa di Calcutta), alla costa Azzurra, sul panfilo di Al Fayed; dai viaggi in Angola e in Bosnia per sensibilizzare la messa al bando delle mine antiuomo, alle vacanze prima con i figli e poi da sola nel triangolo rappresentato dai luoghi più esclusivi (St Tropez, Portofino e Porto Cervo); dalle foto a bordo dello Jonikal mentre bacia Dodi, fino all’arrivo a Parigi, la cena al Ritz, la sciagurata fuga dai paparazzi e l’incidente contro il pilone del Ponte de l’Alma.
Si sofferma sulla love story con Dodi, dongiovanni manipolato dal padre che vedeva nei contatti con la famiglia reale un modo per essere finalmente accettato nei circoli giusti, il riscatto di una vita che, nonostante la ricchezza e il potere, rimaneva comunque snobbata da chi realmente contava.
È la prima estate in cui Diana è libera, divorziata da Charles dopo la fine del loro disastroso matrimonio. Una donna che sta iniziando ad avere fiducia di sé: si vede dalle foto, dalla scelta degli abiti, dalla necessità di chiudere il capitolo precedente e riprendere in mano la propria esistenza. Libera da impegni e da divieti, finalmente padrona del proprio destino.
Ne “La principessa del popolo”, l’autrice ricostruisce anche il rapporto con la regina, che aveva più volte cercato di fare da mediatrice tra la nuora e il figlio. Elizabeth, cresciuta alla scuola del dovere e della disciplina, poco comprendeva Diana in preda a tempeste emotive e con due facce inconciliabili: una pubblica dove ogni sua uscita era un successo clamoroso, e una all’interno delle mura di palazzo, luogo infernale, dove si sentiva oppressa.
E il rapporto con il suocero Philip, che aveva a più riprese cercato di proteggere ed indirizzare la nuora, consapevole delle difficoltà del ruolo e della freddezza del figlio. Tra loro c’era un rapporto affettuoso addirittura complice, ma né la Regina né il Principe Philip perdonarono a Diana la famigerata intervista rilasciata al giornalista della BBC Martin Bashir nel 1995, in cui la principessa parlando a cuore aperto rivelò la profonda crisi del suo matrimonio, i tentativi di suicidio, i tradimenti, arrivando a dire che Carlo non era adatto ad essere re e che lei mai lo sarebbe diventata, sentendosi però “regina di cuori” per il popolo inglese.
Intervista che dopo 25 anni è finita nel mirino di un’inchiesta indipendente che nel 2021 ha confermato che Bashir estorse la famosa intervista attraverso inganni e documenti falsi, approfittando delle fobie e paranoie della principessa, e facendo leva sulla fragilità del suo carattere manovrabile.
Nel libro si analizza il matrimonio tra Charles e Diana, nato sotto una cattiva stella, lui innamorato da sempre di Camilla, molto più affine a lui per educazione, gusti, passioni, mentre lei era solo desiderosa di attenzioni ed amore.
Si indagano le relazioni sbagliate, a partire da quella con il capitano James Hewitt “poco ufficiale e pochissimo gentiluomo”, che vendette ai tabloid le rivelazioni sulla storia con la principessa in un libro “Princess in Love” scritto con Anna Pasternak. Per proseguire con Barry Mannakee, guardia del corpo morta in un tragico incidente stradale; James Gilbey, protagonista dello scandalo “Squidsgygate”; Oliver Haore, antiquario e collezionista d’arte, fino a quello che probabilmente era il vero amore della principessa: Hasnata Khan, “Mr Wonderful”, cardiochirurgo pachistano che frequentò negli ultimi anni della sua vita.
Si sofferma sulla relazione con i figli che erano la vita per Diana: mamma chioccia, fragile e moderna, apripista di quel complicato processo di bilanciamento tra le aspettative pubbliche dei reali e la loro necessità di privacy e di intimità.
A quel tempo i bambini avevano dieci e otto anni e già avevano realizzato la sostanziale differenza tra i genitori, l’ottovolante della situazione familiare e il carattere complesso della madre, depressa ed euforica a fasi alterne ma in ogni caso la migliore compagna di giochi che si potesse avere. Non c’era divertimento in cui non si unisse a loro: pattinavano nei lunghi corridoi di Kensington Palace, facevano a gara a chi mangiava più gelatine, si travestivano da fantasmi con le lenzuola.

Ed emerge la personalità di Diana, dotata di scarsa autostima ma con una forte inclinazione a rompere gli schemi, totalmente inadatta al ruolo: una natura ribelle che sfuggiva al rispetto delle regole, così importanti all’interno di un’istituzione come la corte di St. James. Una donna che ha sofferto di depressione, bulimia, autolesionismo, tutte richieste d’attenzione mal poste e rivolte alle persone sbagliate.
Ma gli occhi bassi, l’aria timida e timorata di Dio avevano ingannato i Windsor. Aveano una mina vagante in casa, pronta a esplodere i qualsiasi momento. Disinnescarla implicava amarla, accudirla, rassicurarla. Esattamente il contrario di ciò che è successo.
E il libro si conclude con il matrimonio, celebrato il 29 luglio 1981 nella cattedrale di St. Paul: quel primo passo nella navata della chiesa londinese di una giovanissima Diana, con un abito enorme di taffetà color avorio, con ricamate a mano diecimila perle e un velo per cui furono necessari centoquattordici metri di tulle, con il più lungo strascico mai portato da qualsiasi sposa reale. Doveva essere l’inizio della fiaba, ma i caratteri agli antipodi, la gelosia, l’impreparazione alle regole della corte lo resero fin da subito un incubo.
La principessa del popolo di Lavinia Orefici – Piemme Molecole (2021) – formato ebook

