Tre sorelle speciali

La prima impressione che si ricava dalla lettura di “Scarpette da ballo” di Noel Streatfeild è la freschezza e la piacevolezza del testo. Pubblicato nel 1936 e riscoperto da poco, è riuscito a mantenere intatta la sua bellezza e profondità.

Siamo a Londra, in un’immensa casa vicino al Victoria and Albert Museum di proprietà di un eccentrico e stravagante cercatore e collezionista di fossili, William Brown, che ha acquistato quell’immobile proprio per poter avere un posto dove poter conservare i fossili e, visto che lui è spesso in giro per il mondo, ha incaricato sua nipote Sylvia, aiutata dalla tata Nana, perché si occupino dell’abitazione e della collezione. Negli anni però Zim, come viene chiamato affettuosamente Zio William, riporta a casa anche tre bambine. La prima è sopravvissuta ad un naufragio e battezzata Pauline; la seconda è figlia di due russi fuggiti durante la rivoluzione di nome Petrova e la terza, Posy, è figlia di una ballerina che ha ricevuto in eredità solo le scarpette della madre. Così Sylvia e Nana si trovano a crescere tre bambine, presto ribattezzate con il cognome comune “Fossile”, senza alcun aiuto, perché di Zim, partito per un lungo viaggio, si sono perse le tracce. Le tre bambine sono diversissime: Pauline è bionda, ha gli occhi azzurri e adora il teatro; Petrova è pallida e minuta, e impazzisce per la meccanica; infine, Posy ha una folta chioma rossa ed un’innata passione per la danza.

Dopo un’infanzia tutto sommato ordinaria, in casa iniziano i problemi quando i risparmi lasciati dallo zio cominciano ad assottigliarsi. Sylvia decide quindi di affittare alcune delle camere dell’enorme casa. I nuovi inquilini si inseriscono perfettamente nel menage della famiglia. C’è una coppia che arriva da Kuala Lupur, i signori Simpson; una maestra di danza dell’Accademia di Danza e Spettacolo per Bambini, Theo Dane, e due professoresse in pensione, la dottoressa Jakes e la dottoressa Smith. Tutti loro saranno poi essenziali per lo sviluppo e la crescita delle bambine. Così come determinante sarà l’ammissione all’Accademia di Danza di Madame Fidolia, dove Pauline e Posy dimostreranno doti artistiche innate. L’una recita Shakespeare come un’attrice esperta; l’altra non perde occasione per danzare a modo suo, anche a costo di sembrare una presuntuosa di fronte a tutti. Petrova, invece, si sente fuori posto dietro le quinte di un teatro, pensa solo agli aerei e alla meccanica che li fa volare.

“Scarpette da ballo” si dipana così tra lezioni, scelte esistenziali e problemi economici che periodicamente tornano a preoccupare gli adulti e a determinare le scelte per le piccole.

Noel Streatfeild riesce a raccontare con lievità la complessità di crescere, il peso delle aspirazioni individuali, il carico delle responsabilità e la forza della solidarietà familiare. Le Fossile, unite anche grazie ad una promessa fatta da bambine di rendere il loro cognome importante (promessa che continuano a ripetere per ogni compleanno), sono determinate a rendersi indipendenti, seguendo però i propri sogni.

«Noi tre sorelle Fossile promettiamo solennemente che tenteremo di far scrivere il nostro nome nei libri di storia, perché è un nome tutto nostro e quindi nessuno potrà dire che è finito lì per merito di qualche nonno».

“Scarpette da ballo” mostra anche gli aspetti meno positivi delle tre sorelle: l’arroganza che ad un certo punto rende intrattabile Pauline, la presunzione di Posy che sente di essere dotata di un talento immenso e non intende in alcun modo sprecarlo dietro a lezioni che lei reputa del tutto inutili; le incertezza di Petrova, che non sa bene quale sia la sua strada e in quale modo possa contribuire al benessere economico familiare.

La scrittura di Streatfeild è vivace ma mai banale. Nel raccontare la vita delle tre sorelle non edulcora le difficoltà finanziarie né quanto impegno e fatica richiedono il mondo dello spettacolo.

Un romanzo che affascinerà tantissimo chi ama il mondo del teatro e della danza, mostrando tutte le difficoltà di cui è irto il percorso di chi vuole diventare un artista: dalle audizioni fallite alle giornate di studio impegnative, dalle prove senza fine alla tensione dei debutti.

Un libro, però, che attraverso la diversità delle tre protagoniste ricorda quanto sia essenziale trovare la propria voce, e soprattutto, avere il coraggio di seguirla.

Scarpette da ballo di Noel Streatfeild [Ballet Shoes: A Story of Three Children on the Stage 1936] Blackie edizioni (2025) – traduzione di Angela Ricci – pag. 238

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