Per chi legge tanto e spesso libri che affrontano argomenti complessi e dolorosi, si pone la necessità di alternare tali letture con testi più leggeri e soprattutto che restituiscano, ogni tanto, la voglia di credere in un mondo più gentile e accogliente, dove la casualità ti porta in dono un incontro fortuito tra anime gemelle.
Per questo ho trovato davvero delizioso “La donna dal taccuino rosso” di Antoine Laurain.
Una storia di ricerca: due solitudini che si sfiorano, un uomo e una donna che senza neanche saperlo stanno vivendo un’impasse – ma senza lo slancio o il desiderio di uscirne -, e il caso che li mette in contatto tramite una borsa.
La trama potrebbe riassumersi così: una donna aggredita che perde la borsa e un uomo che la ritrova e fa di tutto per restituirla alla sua proprietaria, prima per puro senso civico, poi perché il contenuto della stessa gli rimanda un’immagine della donna che in qualche modo lo affascina e lo porta a fare di tutto per rintracciarla.
Perché, se ci pensiamo la borsa di una donna è davvero l’espressione del suo mondo, e chi ha voglia può leggere tra le righe quale tipo di donna si nasconda in chi custodisce, tra tasche e taschine, tre sassolini, due dadi da lanciare, un profumo, uno specchietto antico, un fermaglio per capelli con un fiore azzurro, alcune fotografie, un mazzo di chiavi con appeso un ciondolo con un cartiglio egiziano, un libro di Patrick Modiano con dedica dell’autore, e soprattutto un taccuino dalla copertina rossa su cui sono annotati una lunga serie di “mi piace” e “ho paura”.
Laurent è un librario, separato, con una figlia adolescente Chloé, con cui ha un rapporto complice, e una relazione con una donna che però sa perfettamente essere giunto al capolinea e non funzionare più. La scoperta della borsa e soprattutto del suo contenuto lo incuriosisce e lo spinge a dedicarsi alla ricerca della misteriosa proprietaria. Laurent è come se percepisse che in quella borsa è custodita l’essenza più nascosta e preziosa della donna, e che quegli oggetti gli stanno parlando più di anni di conoscenza. Pochi indizi, il nome della donna, Laure, dedotto dalla dedica sul libro, la ricevuta di una lavanderia per un abito da ritirare e poco più.
Che tipo era questa Laure a cui piaceva pranzare in giardino, che aveva paura delle formiche rosse, sognava di fare l’amore col suo animale da compagnia trasformato in uomo, si metteva un rossetto color corallo e si faceva scrivere una dedica da Patrick Modiano? Laurent aveva di fronte una donna puzzle. Una sagoma indistinta, come dietro un vetro appannato, un volto simile a quelli che incontri nei sogni e i cui lineamenti si confondono non appena cerchi di richiamarli alla mente.
Laurent è però sempre più ammaliato dall’immagine che traspare da quei pochi oggetti e da quegli appunti che gli mostrano che cosa le piace e cosa le fa paura. Arriva a coinvolgere la figlia, chiedendole che cosa le fanno venire in mente quelle cose, e a dedicarsi anima e corpo a quella incredibile ricerca.
Chloé sospirò, poi riprese: È molto legata al passato, lo specchio è antico, un ricordo di famiglia, lo specchio di sua nonna, forse, il profumo non è comune, nessuno porta più Habanita, scrive cose sorprendenti sul suo taccuino, si fa fare la dedica su un romanzo da un autore che tu veneri… È una donna per te, concluse con un sorriso ironico.
“La donna dal taccuino rosso” è un romanzo lieve, molto francese, che ci porta a spasso tra librerie e bistrot con i tavolini all’aperto, e un libro letterario, perché molti sono gli autori che vengono citati tra le sue pagine.
Antoine Laurain avvolge il lettore in quest’atmosfera un po’ fiabesca, dell’incontro magico tra due anime irrisolte, un incontro che potrebbe avvenire come no, perché è già nella ricerca che si nasconde tutta la bellezza di questa strana relazione.
Poche pagine, poco più di centocinquanta, che però con con pochi tratti sanno raccontare perfettamente una storia. E ci porta a ragionare sui rimpianti, su quello che avrebbe potuto succedere e non è accaduto, sulle direzioni che a volte la vita prende a seconda delle scelte fatte.
Si può provare nostalgia per qualcosa che non è accaduto? Ciò che chiamiamo «rimpianti» e che riguardano le sequenze delle nostre vite in cui abbiamo la quasi certezza di non aver preso la decisione giusta comporterebbe una variante più singolare, che ci avvilupperebbe in un’ebbrezza dolce e misteriosa: la nostalgia del possibile. La nostalgia dell’incontro con Laure. In quel possibile che non si era verificato.
Consigliato a chi ama Parigi, le sue atmosfere, e ha voglia di evadere dal grigiore della quotidianità.
La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain [Le femme au carnet rouge 2014] – Einaudi Super Et (2016) – traduzione di Margherita Botto – pag. 164

