La famiglia Kurc

Era da tanto che non leggevo un romanzo così appassionante. La storia della famiglia Kurc e delle incredibili peripezie che affronta prima di potersi nuovamente riunire, mi ha letteralmente rapito. 452 pagine che mi hanno tenuta incollata al libro, al punto di averlo divorato, non trovo termine più adatto, in poco più di due giorni.

L’autrice che nella postfazione, da leggere dopo aver letto il libro per non incorrere in alcuna anticipazione, racconta che questo romanzo è basato sulla storia vera della sua famiglia. Una storia che lei ha conosciuto per caso, ma a cui si è appassionata al punto da mettersi alla ricerca di tutti i particolari viaggiando per mezza Europa ed intervistando tutti i parenti sparsi per il mondo, per ricostruire l’intera vicenda e dar voce e spessore a chi aveva vissuto una simile epopea.

Siamo nel 1939 e Addy, uno dei cinque figli di Sol e Nechuma, fa di tutto per rientrare a Radom, in Polonia, per festeggiare la Pasqua. Lui vive e lavora in Francia, ma mai ha saltato una delle grandi feste tradizionali in cui la sua grande famiglia si riunisce intorno ad un tavolo, e la musica, il cibo e le storie di tutti i membri si intrecciano e si accavallano. C’è Genek, brillante avvocato e sua moglie Herta; c’è Mila sposata con Selim, medico taciturno, e la loro piccola Felicia, che ha solo 4 mesi; ci sono Jacob indivisibile, da quando avevano tredici anni, dalla sua Bella e Halina, la più giovane, elegante, curatissima, innamorata di Adam un pensionante della famiglia, che ne è divenuto in breve tempo membro effettivo. Una famiglia legatissima, affettuosa che ha come unico difetto quello di essere ebrea.

Dalle lettere di Nechuma, Addy ha percepito che qualcosa sta cambiando, alcune imprese ebraiche hanno chiuso, famiglie di loro conoscenti ed amici si sono trasferite in Palestina, l’aria che si respira nella città non è più così accogliente, i venti che spirano dalla Germania non lasciano presagire nulla di buono. Le svastiche dipinte sui muri sono il preludio di qualcosa che, in quel momento, è ancora incomprensibile.

Con l’incalzare degli avvenimenti: l’invasione tedesca della Polonia, prima, il patto tra Hitler e Stalin di spartizione della stessa subito dopo, la vita della famiglia Kurc subisce un violento e drammatico sconvolgimento. I vari membri vengono separati e per tutti inizieranno i sei anni più lunghi e più duri.

Non racconto altro, lascio a chi deciderà di leggerlo la sorpresa di un romanzo storico incalzante e avventuroso, che ripercorre le pagine di storia forse più drammatiche e convulse che si ricordino. L’azione si sposta in quasi tutta l’Europa, con un incursione nei gulag di Stalin, per capire quale trattamento subivano anche qui gli ebrei, toccando la storia poco conosciuta del generale polacco Anders e dell’organizzazione del II corpo polacco – e qui invito a recuperare Brest di Antonella Roncarolo per saperne di più – per approdare dall’altra parte dell’oceano in Brasile e poi negli Stati Uniti.

Un romanzo corale appassionante che grazie alla struttura narrativa che dedica capitoli a ciascun membro della famiglia, alternati a brevi capitoli in corsivo in cui vengono date brevi pillole storiche di che cosa stava accadendo in quel momento, permette di seguire tutti gli avvenimenti vissuti dai vari membri della famiglia Kurc.

Un ultima osservazione mentre leggevo con trepidazione l’epopea dei Kurc, con particolare commozione per la storia della piccola Felicia, riflettevo che in tutte le storie di sopravvissuti ci sono sempre degli avvenimenti che hanno dell’incredibile, perché una cosa accomuna chi è rimasto in vita: la fortuna, il caso, il destino. In tutte le terribili storie legate alla persecuzione ebraica e al successivo sterminio, il confine tra vita e morte, tra sopravvivenza e camere a gas è sempre stato un fattore casuale: la distrazione di una guardia, un rumore improvviso, un minuto prima o dopo che ha fatto la differenza.

Noi, i salvati di Georgia Hunter – Editrice Nord (2017) – pag. 452

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