Esistono infiniti tipi di famiglia. E altrettanti modi di raccontarne le dinamiche, i rapporti, i contrasti, i segreti e le bugie che le contraddistinguono.
Tutti i nostri segreti di Fatma Aydemir ce ne mostra uno dedicando ogni capitolo ad un membro di una famiglia turca sconvolta da un evento imprevedibile e devastante: la morte di Hüseyin, il padre. È arrivato ad Istanbul per preparare l’appartamento che dopo anni di duro lavoro è riuscito a comprare e dove sogna di tornare quando andrà in pensione. Un luogo che possa ospitare i quattro figli e riportare dopo tanti anni di “esilio” la famiglia nella terra d’origine. Un desiderio che per lui, che tanto lo ha voluto, rimarrà impossibile da realizzare.
[…] e sarai felice perché finalmente puoi permettere loro di trascorrere ogni estate a Istanbul, questa splendida città per cui nei secoli tante guerre sono state combattute, tanti sangue è stato versato, e tutto invano. Perché nessuno ha capito che questa città non si lascerà mai conquistare, da nessuno. Alla fine è sempre lei a conquistare te. Alla fine non sarai altro che l’ennesimo strato di polvere ai piedi di nuovi conquistatori con le solite smanie, e Istanbul si prenderà anche loro, li inghiottirà e li ridurrà in polvere e se ne nutrirà, accrescendo sempre più il suo fulgido splendore.
Hüseyin è un uomo spezzato dalla vita, emigrato in Germania, lontano dalle sue tradizioni, ha faticato ad integrarsi, non ha mai imparato bene la lingua né le usanze, rimasto a cavallo tra due mondi, due mentalità, ha caricato di eccessive aspettative quel ritorno.
La Germania non era ciò che speravi, Hüseyin. Speravi in una nuova vita. Invece ti è toccata la solitudine, che che non può mai essere una nuova vita, perché la solitudine è un circolo vizioso, è il costante riaffiorare dei medesimi ricordi, è la ricerca di ferite sempre nuove in versioni di sé scomparse ormai da un pezzo, la nostalgia delle persone da cui ci si è separati. Ma che altro potevi fare, Hüseyin?
Per lui tornare a Istanbul è un modo per riconciliarsi con la sua stessa famiglia, tornando indietro e allo stesso tempo cercando di ripartire da capo. La morte di Hüseyin metterà ognuno dei suoi figli di fronte a se stesso, alle scelte fatte, al groviglio di sentimenti, di sensi di colpa, di cose taciute, di dolori sotterranei. Li farà inevitabilmente ripensare al rapporto con il padre, li porterà a ricordare episodi, momenti, situazioni, a cercare di capire perché quell’appartamento e quella scelta fossero così importanti per lui. In una resa dei conti impari, perché comunque priva della possibilità della riconciliazione.
E così, capitolo dopo capitolo, facciamo la conoscenza di Ümit, l’adolescente omosessuale, che si dibatte tra l’affermazione della sua identità e il dolore di non essere compreso né accettato né dagli amici né dalla famiglia. Di Sevda, la figlia maggiore, una donna forte e risoluta, l’unica che non ha studiato, che è riuscita a ribaltare un destino già scritto, ma piena di rancore e di sofferenza. Di Peri, indipendente e volitiva, ma anche tormentata, desiderosa di affermare la propria individualità e fare scelte personali, ma anche incapace di tali scelte. Infine di Hakan, schiacciato dalle responsabilità di fratello maggiore e dalle aspettative familiari, ma anche desideroso di esprimere la propria creatività e trovare la propria strada.
La struttura narrativa, articolata in sei capitoli, alterna la terza persona delle parti dedicate ai figli, alla seconda persona con cui viene raccontata la storia di Hüseyin e della moglie Emine, permettendoci di entrare nella mente e nel cuore di ogni personaggio, di vivere la storia della famiglia dal punto di vista di ognuno dei suoi membri.
Alla fine emerge il ritratto di una famiglia spezzata, corrosa dall’interno da segreti che ognuno dei membri custodisce con cura, ma che impedisce il crearsi di un rapporto franco e leale. A partire dalla provenienza di Hüseyin e Emine. Loro sono curdi, un’identità taciuta anche ai figli, a cui non insegnano la lingua né la cultura, per paura.
«Forse il problema non è solo mia madre. E’ come se nella nostra famiglia ci fosse una frattura».
«Una frattura?».
«Sì. Ad un certo punto qualcosa si è spezzato. O è andato perso. Da qualche parte si è formata una crepa e ora è avvolta nel silenzio. Capisci cosa voglio dire?».
E così il tema dello spaesamento, della mancanza di radici, dell’identità frammentata, della ricerca di sé è centrale In Tutti i nostri segreti. Non è facile crescere da stranieri in un paese che ti tollera perché ha bisogno di forza lavoro, ma fa di tutto per farti sentire corpo estraneo, tra pregiudizi e stereotipi, dove il razzismo fa parte della formazione che ricevi, un ostacolo che inibisce una piena integrazione.
Fatma Aydemir non vuole scrivere un libro politico, né il conflitto turco-curdo, né le spedizioni punitive – in cui le case di immigrati turchi sono date alle fiamme – sono raccontate o spiegate, sono eventi sullo sfondo che influenzano, però, profondamente la vita dei personaggi. All’autrice interessa raccontare lo sradicamento, la difficoltà di integrazione, il conflitto tra tradizione e modernità, le motivazioni interne dei personaggi, le scelte che li muovono. E affrontare l’incomunicabilità tra generazioni, le incomprensioni che dividono genitori e figli, in un arabesco di sentimenti soffocati, segreti e bugie, non detti, che creano spaccature difficili da ricomporre.
Il silenzio gli ronza nelle orecchie come una sirena minacciosa, come un allarme antincendio, come il fragore di un carro armato in transito. Hakan conosce questo silenzio. Nella sua famiglia non si discute mai animatamente. Nella sua famiglia ci si affronta così: con occhiate eloquenti e sguardi negati, con mille cose che non vengono mai espresse e di conseguenza rendono l’aria ancora più pesante, perché tutti sanno a cosa si riferisce il non detto e contro chi è rivolto. Il silenzio è l’arma di sua madre, così com’era l’arma di suo padre. Il silenzio, ora Hakan se ne rende conto, è la colonna sonora della sua infanzia.
Perché quello che traspare alla fine da questo romanzo è che ogni personaggio custodisce un segreto che lo definisce e alla stesso tempo lo allontana dagli altri, che sia l’omosessualità, la vulnerabilità, l’ambizione, la violenza, perché il segreto protegge ma anche ostacola.
Tutti i nostri segreti di Fatma Aydemir [Dschinns 2022] – Fazi editore (2025) – traduzione di Teresa Ciuffoletti, pag. 318