Silenzio

Silenzio.

Quanto è importante, necessario, basilare saper accogliere il silenzio, ma quanto è difficile in una vita iper connessa, dove c’è sempre un rumore di sottofondo trovarlo ed accettarlo?

Paolo Rodari ha sempre desiderato incontrare dei mistici, qualcuno che vivesse un rapporto solitario con Dio, persone che hanno scelto non di dedicarsi alla vita consacrata ma di portare avanti un percorso personale di isolamento, preghiera, riflessione, e nella sua ricerca ha incontrato la storia di Antonella Lumini. Antonella è una custode del silenzio, ascolta la voce di Dio ma ascolta anche le persone; non un eremita isolato dal mondo, ma proprio una persona dentro il mondo, a disposizione dell’umanità, pronta all’ascolto della sofferenza dell’altro.

Ad Antonella Lumini, giovane studentessa di filosofia, non credente, attiva politicamente, con tanti amici ma anche piena di domande, a 23 anni fu diagnosticata una malattia che le lasciava al massimo cinque anni di vita. Decise di non seguire le cure tradizionali ma di affidarsi alla macrobiotica, da lì una guarigione inspiegata che la portò ad abbandonare l’università e ad avvicinarsi alle filosofie orientali trovando un’armonia, che mise in chiaro le contraddizioni del pensiero occidentale soprattutto rispetto alla scissione tra mente e corpo. E in quel turbinio di nuove percezioni, l’impressione di non essere più capita da chi la circondava e la necessità del silenzio. Nella solitudine trovava pace, armonia, calma. Le lunghe passeggiate e il contatto con la natura la rasserenavano e sempre più forte aveva la sensazione che nel silenzio non era sola, perché tutto era interconnesso. Da quel momento iniziò a viaggiare, da sola, cosa che le regalava una sensazione di liberazione e di leggerezza.

– Ogni viaggio era la risposta a un richiamo. Il primo fu in Sicilia, poi fu la volta della Grecia. Rileggevo come un’assetata gli autori classici. La forza del sacro, con il suo alone di mistero, emanava da ogni traccia, da ogni pietra di quei siti. Per me, che mi consideravo atea, fu una riscoperta del divino sedimentato nei frammenti di bellezza che la storia tramandava e che la voracità del tempo non poteva in alcun modo consumare. Quei segni risvegliavano in e antiche memorie. Passo dopo passo sentivo di avvicinarmi a un centro che più mi sfuggiva, più mi chiamava a sé.

Leggere la custode del silenzio apre infinite riflessioni sull’importanza di ritagliarsi momenti di meditazione, momenti intimi in cui riconnettersi con la parte più profonda e spesso sconosciuta di sé quella che spaventa, perché ognuno di noi ha anche zone oscure che non vuole rivelare, che cela anche a se stesso. Al tempo stesso invita a ragionare sulle infinite variazioni del rapporto con la propria spiritualità, che non deve per forza riconoscersi in una confessione religiosa e ancor meno in una istituzione.

L’esperienza personale ed autentica di Antonella Lumini spinge a riconoscere la presenza dello Spirito intorno a noi, quell’energia di vita e di amore che dà un senso profondo, seppur misterioso, alla nostra esistenza e ci fa guardare con occhi diversi tutto ciò che ci circonda: l’infinitesimamente piccolo ma anche l’immensità del creato. Lo Spirito è come un seme che piantato dentro di noi, a poco poco attecchisce, germina, produce frutto e colma i vuoti, il senso di smarrimento, di perdita che più volte nel corso degli anni sperimentiamo e ci rende confusi, inquieti, infelici.

E alla fine invita ognuno di noi a ricreare le condizioni necessarie a ritrovare le parti smarrite, a riconnettersi con la profondità del nostro essere, realizzando un angolo anche fisico per meditare e restare soli, seguendo l’esempio della “pustinia” russa.

– Cosa significa esattamente la parola pustinia? – le domandai.

Nella lingua russa vuol dire deserto. Ma per un russo indica molto più che un semplice luogo geografico. Designa un luogo solitario e tranquillo in cui si può entrare per trovare il silenzio. Un luogo esteriore che aiuta a discendere nel silenzio interiore. I pustinikki, nella Russia dei secoli passati, erano uomini e donne che lasciavano tutto per ritirarsi in luoghi solitari, «nel loro cuore bruciavano dal desiderio di essere soli con Dio e il suo immenso silenzio». Questo irresistibile richiamo comporta la rinuncia a se stessi. Silenzio e solitudine spogliano, per questo entrare nel silenzio, nella pustinia, apre all’ascolto di Dio. Ma in Russia era molto frequente trovare anche nelle case un angolo nascosto da una tenda, da un paravento, in cui, seppur in famiglia, ci si poteva ritirare per restare da soli. Sarebbe una cosa molto utile anche da noi, per permettere alle persone di staccare dalle tensioni e dal continuo bombardamento mediatico che incombe.

E come spesso capita questo libro è arrivato al momento giusto, dandomi l’occasione di riflettere su quanto senta in me la necessità di momenti di silenzio e solitudine.

La custode del silenzio di Antonella Lumini e Paolo Rodari – Einaudi (2016)– pag. 118

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