La piccola strega Eva

Eva e la bottega riparacose di Julie Abe è un fantasy, ma anche romanzo di formazione che rimanda ad atmosfere dei manga dello studio Ghibli.

Eva è una ragazzina che vuole assolutamente diventare una strega come sua madre che è una delle più potenti e brave nel regno di Rivelle, addirittura un Gran Maestro, il più alto grado a cui aspirare. Ma la magia che scorre in lei è debole ed instabile e spesso procura una marea di guai nel suo immenso desiderio di aiutare gli altri e di poter essere davvero utile alla collettività. Inoltre la possibilità che il Consiglio decida di privarla anche di quella poca magia e farla diventare una senza poteri è una evenienza tutt’altro che remota. Eventualità che Eva vuole assolutamente evitare, lei sa che può diventare una buona strega, anche se il suo volo è instabile, le sue magie arrangiate e la stanchezza che la prende dopo averle fatte incommensurabile.

Quando arriva ad Auteri, dove deve compiere il suo apprendistato di un mese, per poter accedere al successivo grado di novizio, nessuno crede in lei, nemmeno se stessa, eppure quell’incarico e la possibilità di poter passare al grado successivo la spingono a provarci con tutta se stessa.

Neanche l’atteggiamento poco accogliente della sindaca e la diffidenza degli abitanti della città le mettono un freno. In città temono l’arrivo della Furia, una tempesta magica, difficile da prevedere e che anche i membri più potenti del Consiglio magico hanno avuto difficoltà ad affrontare. Per questo si aspettavano l’arrivo di una strega capace ed esperta non di una ragazzina semi magica!

A poco a poco grazie a Rin che diventa sua tutrice, Eva comincia ad ambientarsi e a dare il suo contributo alla città.

La conoscenza con un buffo volpefuoco, dispettoso che diventerà un amico speciale e poi con Davy, un ragazzino la cui madre è scomparsa misteriosamente e con Charlotte, trovata da piccola sulla costa che non sa nulla della sua famiglia e delle sue origini, la spingono a mettersi in discussione, ad aprirsi agli altri.

Poco a poco Eva comprenderà che agire con bontà, come le ripete sempre sua madre, far fruttare il cervello, usufruendo di quel pizzico di magia che le scorre tra le vene potrà portarla ad aiutare davvero la città che la ospita e farle fare i passi necessari per diventare novizio. Oltre a verificare che le sue opere metà invenzioni e metà magia, per quanto raffazzonate e un po’ maldestre, aiutano davvero le persone e che l’affetto, il calore, l’amicizia sono potenti alchimie che legano e forniscono supporto e appoggio quando serve.


Mi sentivo una ragazza non abbastanza alta, non abbastanza forte, non abbastanza magica.

Eppure avevo aiutato Davy e suo padre. I passeggeri e i marinai della Hyodo che avevo salvato mi salutavano con un colpetto sul cappello quando li incrociavo in città. Rin e Davy trovavano sempre tempo per me. Avevo aiutato Ami con la bottega, e persino Charlotte con i volantini. E Brace aveva preferito restare con me invece di far parte del branco di volpefuochi di Vaud.

Non ero mia madre.

Ma avevo comunque la mia magia.

C’erano persone che credevano davvero in me.

L’autrice descrive un mondo dove gli esseri dotati di magia convivono con chi ne è privo, ma le regole di utilizzo della magia non sono precise e ferree, basta pensare che non esistono scuole o incantesimi validi per tutti, chi ha la magia deve poi trovare la propria strada, imparare i propri incantesimi, spesso sfruttando delle frasi in rima – che in alcuni casi, non so se per un problema di traduzione o meno, personalmente ho trovato davvero assurde – per indirizzarla. Una delle difficoltà maggiori di Eva è, infatti, proprio quella di trovare la propria voce, il proprio modo di fare le cose, di sfruttare le proprie abilità naturali, mischiandole con il pizzico di magia che ha.

Eva è una ragazzina con cui non si può non empatizzare, con l’esempio di una madre potente e rispettata, per lei è essenziale tirar fuori la propria magia e sarà la sua determinazione, unita ad un cuore fuori dal comune a darle la forza di superare tutte le difficoltà.

Un romanzo per ragazzi, ma così particolare da poter piacere anche ad un pubblico più adulto. Una storia fatta di incoraggiamento ad affrontare le proprie paure, di far fruttare i propri talenti anche quando appaiono meno brillanti e speciali di chi ci sta intorno.

Julie Abe costruisce un mondo fantastico e una protagonista che mi hanno ricordato le atmosfere di Kiki consegne a domicilio di Hayao Miyazaki uno dei primi film dello Studio Ghibli. Anche Kiki è una strega che si trasferisce per l’anno di noviziato da svolgere in un’altra città, anche lei all’inizio si sente spersa, l’accoglienza è se non ostile almeno indifferente e anche lei troverà amici e ruolo via via che il tempo passa.

Se vi piacciono i fantasy per ragazzi, amate le storie di formazione in cui l’amicizia gioca un ruolo rilevante e vorreste la magia nella vostra vita non potete lasciarvi sfuggire Eva e la bottega riparacose di Julie Abe.

Naturalmente Eva e la bottega riparacose di Julie Abe è il primo di una serie. Aspettiamo fiduciosi che il prossimo volume, già uscito negli Stati Uniti sia presto tradotto anche da noi.

Eva e la bottega riparacose [Eva Evergreen. Semi-Magical Witch 2020] di Julie Abe Mondadori (2021) – traduzione di Sara Marcolini – Illustrazioni di Shan Jiang – pag. 343

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *