Gioco di specchi

Dopo aver conosciuto il “Passing” grazie a Belle Greene, questo titolo non poteva non attirare l’attenzione del nostro gruppo di lettura #ilrazzismonellaletteratura.

Siamo a New York negli anni ‘20, Clare ed Irene sono cresciute nello stesso quartiere, entrambe di colore, entrambe con una sfumatura di pelle che può farle passare per bianche.

Clare un po’ per scelta un po’ per destino si ritrova sposata ad un uomo bianco ricco ed estremamente razzista. Irene ad un ricco professionista nero, che vive come un affronto il clima di segregazione, i pestaggi e il razzismo che la comunità nera subisce e vorrebbe portare la famiglia via dagli Stati Uniti, in un paese in cui il colore della pelle non sia un problema.

In mezzo una New York in fermento, una città culla di nuove libertà e grandi cambiamenti, zeppa di locali fumosi e illegali, visto che siamo in pieno proibizionismo, e di feste sfrenate e opulente, come racconta Fitzgerald ne “Il grande Gatsby”. Una città che vede, nel quartiere di Harlem, dove sono confluiti moltissimi neri spinti dalla ricerca di qualità di vita e occasioni migliori, la nascita della così detta “Harlem Renaissance”. Un movimento artistico-culturale che, attraverso lo sviluppo di tutte le forme d’arte (letteratura, musica, arti visive, teatro, danza) e delle scienze sociali (sociologia, filosofia, storiografia) esaltava la dignità e la creatività nera, rivendicando la libertà di esprimersi a proprio modo, celebrando la propria identità di neri americani e ricercando, allo stesso tempo, i legami culturali con l’Africa e quella cultura emersa dalla schiavitù. Di cui oltretutto l’autrice Nella Larsen (1891 – 1964) fu significativa rappresentante.

Nonostante il breve romanzo insista e sottolinei più volte l’identità collegata e connessa al colore della pelle e ponga l’attenzione sulle difficoltà e le rinunce che doveva fare chi decideva di abbandonare le proprie origini per fare “Passing”, a mio parere questo libro è soprattutto una storia al femminile: la storia di un’amicizia, in cui affetto e invidia vanno di pari passo. Due amiche, diverse ma collegate da migliaia di fili: un passato comune, un desiderio di qualcosa di diverso, che non è mai espresso chiaramente, eppure è presente in tutto il romanzo. Due amiche che si vogliono bene ma che si guardano anche con sospetto, che amano la propria vita ma invidiano quello che l’altra ha. Un gioco di specchi in cui Irene e Clare continuano a rimandarsi immagini di sé contraddittorie e in cui l’ambiguità di fondo aleggia tra le pagine e non viene mai pienamente a galla.

«E, frammista all’incredulità e al risentimento, vi era un’altra sensazione, un interrogativo. Perché lei quel giorno non aveva parlato? Perché davanti all’odio e all’avversione ignorante di Bellew, aveva nascosto la propria origine? Perché gli aveva permesso di fare quelle affermazioni ed esprimere quelle idee preconcette senza contestarle? Perché, solo per via di Clare Kendry, che l’aveva esposta ad un tale tormento, non aveva saputo prendere le difese della razza alla quale apparteneva. Irene si interrogava, si arrovellava. Quelle erano, tuttavia, domande meramente retoriche, e lei stessa ne era ben consapevole. Conosceva la risposta a ciascuna, ed era la stessa per tutte. Che ironia! Non poteva tradire Clare, non poteva nemmeno arrischiarsi a dare l’impressione di difendere un popolo vittima di calunnia, per timore che quella difesa potesse in misura infinitesimale condurre in ultimo alla scoperta del suo segreto. Aveva un dovere nei confronti di Clare Kendry. Era legata a lei proprio da quei vincoli razziali che, pur avendoli ripudiati, Clare, non aveva potuto troncare del tutto». Irene si interrogava, si arrovellava. Quelle erano, tuttavia, domande meramente retoriche, e lei stessa ne era ben consapevole. Conosceva la risposta a ciascuna, ed era la stessa per tutte. Che ironia! Non poteva tradire Clare, non poteva nemmeno arrischiarsi a dare l’impressione di difendere un popolo vittima di calunnia, per paura che quella difesa potesse in misura infinitesimale condurre in ultimo alla scoperta del suo segreto. Aveva un dovere nei confronti di Clare Kendry. Era legata a lei proprio da quei vincoli razziali che, pur avendoli ripudiati, Clare non aveva potuto troncare del tutto».

Un romanzo fatto di non detto, di sottintesi, di esperienze, di cui il lettore non viene mai pienamente a conoscenza. Il legame tra le due, la voglia di Clare di entrare, anche prepotentemente nella vita di Rene, la reticenza di quest’ultima a dare accesso al suo mondo all’amica, fanno nascere una sottile tensione che, pagina dopo pagina cresce, fino a sfociare in un finale che lascia sbigottiti e confusi. Un finale aperto, in cui il lettore è chiamato ad interpretare il testo e a dare una propria personale interpretazione a ciò che è accaduto.

Molto bello e estremamente fedele al libro, anche nella scelta di non dire ma far intravedere gesti, sguardi, espressioni, che il mezzo visivo, permette più di quello scritto, è il film Due Donne – Passing interpretato da Tessa Thompson e Ruth Negga e diretto da Rebecca Hall. Un film molto d’atmosfera, con due attrici bravissime e un bianco e nero che, oltre ad essere una scelta stilistica, rimanda più di mille parole al tema centrale.

Due Donne – Passing di Nella Larsen – Frassinelli editore (2020) – pag. 167

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