La moda negli anni ’80 e ’90: due decenni di grandi cambiamenti

Gli anni ‘70 e ‘80 del novecento sono i due decenni in cui la moda diventa centrale, oltre che popolare, e si creano stimoli ed influenze che si riflettono anche sulla moda dei nostri giorni, con i suoi corsi e ricorsi. Oltretutto è questo il periodo in cui nasce la concezione di gusto personale, che tende a mescolare e sovrapporre stili diversi creandone uno personale.

Anni 70

Per la moda, gli anni ’70 costituiscono un decennio in continuo fervore, nel corso del quale si spazia in svariate direzioni: dal glamour, all’hippie, al punk, al fenomeno della disco music, fino a tornare verso la fine del decennio ad uno stile più classico e androgino.
Un decennio caratterizzato da stili a contrasto: dalle camicie a fiori, al lamé, dalle gonnellone lunghe agli shorts minuscoli, dai jeans a zampa di elefante ai caftani etnici, dai colori acidi alle stampe psichedeliche, dalle zeppe vertiginose ai sandali rasoterra.

Gli anni ’70 sono comunque e soprattutto espressione della rivoluzione giovanile esplosa negli anni ’60 attraverso la cultura “hippie”: un’autentica controcultura che abbraccia la rivoluzione sessuale e l’uso di stupefacenti, al fine di esplorare ed allargare ciò che si può provare. Quell’ideale di freedom, peace and love dei “figli dei fiori” che diffondono la rivoluzione ed esprimono il trionfo dell’amore e della sperimentazione attraverso la moda, la musica e l’arte. Uomini e donne, indossano moda unisex, atta ad eliminare la diversificazione di genere ritenuta discriminante.

Il movimento “hippie” cerca di replicare lo spirito religioso, la pratica meditativa e lo stile di vita umile ed essenziale della religione induista. Si ispira alle culture delle popolazioni nomadi, da cui deriva l’adozione di gonne a balza decorate con sonagli e ricami floreali. Grande influenza ce l’ha anche la cultura degli Indiani d’America, da cui assorbe uno stile particolare fatto di piume e cuoio: abiti in pelle, pantaloni e giacche di camoscio con frange, accessori con piume. Infiniti sono comunque i riferimenti etnici, a cui è associata la solidarietà verso le popolazioni schiacciate dal sistema capitalistico. Al movimento “Peace & Love” rimanda poi il celebre musical rock Hair (1967), scritto da James Rado e Gerome Ragni. Vero terremoto nella cultura sessuale e pacifista statunitense, veicolato da note e rivoluzionarie canzoni, come Aquarius.

Gli anni settanta vedono però la nascita di tante tendenze definite contro moda: il “GLAM ROCK”, il cui simbolo indiscusso è David Bowie, che rifiuta la diversificazione dei sessi ed è caratterizzata dall’eccesso: smodato uso di lustrini, lurex, lycra e colori accesi, con trucco e capelli di colori vivaci.

Ma anche il “PUNK”, che si ribella contro i pregiudizi razziali e il disagio indotto dalla disoccupazione. Gli outfit si caratterizzano per le alte “creste” colorate, per il riutilizzo di materiali come gomma e plastica e per l’utilizzo di simboli e immagini forti, atti ad oltraggiare il pudore. Questo movimento che si sviluppa alla fine degli anni ’70 nasce per definire un genere di musica rock rumoroso e composto da suoni sperimentali. Il gruppo più influente del decennio furono i Sex Pistols, band che scandalizzò l’Inghilterra e il mondo intero: cambiarono radicalmente l’immagine di questo genere musicale, trasformandolo in provocatorio e disordinato.
Il manager della band, Malcolm McLaren, iniziò in quegli anni una relazione con la giovanissima stilista Vivienne Westwood, e la coppia contribuì a definire l’essenza e lo stile punk dietro la frase “When in doubt, Overdress!” (nel dubbio, meglio esagerare!).
Le parole chiave attorno alle quali si sviluppano le collezioni sono sconvolgere ed esagerare: i capi e gli accessori evocavano l’immaginario di banditi, di donne di ispirazione vittoriana ma con abiti strappati e catene abbinati a capi in pelle con spille da motociclista.

Malcolm McLaren e Vivienne Westwood

Oltre agli eccessi e alle tendenze più modaiole, gli anni 70 vedono la rivincita della maglietta o T-shirt, non più considerata come semplice indumento intimo, ma intesa come vero e proprio capo d’abbigliamento con disegni elaborati, slogan urlati o magliette rappresentanti le squadre sportive più amate.

C’è anche chi indossa eleganti blazer unisex in una moltitudine di tessuti preziosi e ampi revers, maxi abiti da sera lunghi e fluttuanti, pantaloni palazzo da portare con camicie luccicanti con lunghi fiocchi annodati al collo, oppure abiti e gonne rigorosamente mini, abbinati a giacconi di pelliccia, collane, orecchini di perle, turbanti e stivali altissimi con tanto di zeppa, che proprio nel 1973 raggiungono il culmine della loro popolarità iniziata negli anni ’60. E si diffonde la moda dei maglioni over, dei cardigan in lana grossa, dei kimono e delle grafiche orientali, dei pantaloni cachi, dei gauchos, dell’abbigliamento vintage e degli abiti da operaio, frutto di una consapevolezza dell’abito inteso come abbigliamento più pratico e utilitario. Adottando anche un approccio più minimal e meno sciupato, fino ad arrivare alla tendenza dell’activewear americano caratterizzato dalle tute da lavoro, lo stile tennis delle sneakers e delle headbands che dal 1975 è sopravvissuto fino a tutti gli anni ’80.

Le innovazioni più rivoluzionarie del decennio si annoverano senza dubbio quella nel vestiario femminile, grazie all’intuizione del famoso couturier francese Yves Saint Laurent. Coltissimo e appassionato d’arte, e fantasioso, aveva capito che le idee nuove possono venire anche dalla strada. Innovatore del guardaroba femminile, applicò alla donna diversi capi tradizionalmente maschili, come lo smoking, il trench, i knikerbokers e il tailleur pantalone. Con un occhio rivolto anche al folklore, creò una celeberrima e sontuosa collezione in stile russo, poi un’altra in stile cinese. Infine parecchie sue collezioni si ispirarono al mondo dell’arte, da quella pop, al cubismo (collezione Picasso) al fauvismo. Negli anni sessanta aveva aperto una famosa catena di negozi di moda pronta denominata Rive Gauche, tuttavia col tempo il suo stile diventò sempre più prezioso e teatrale.

Yves Saint Laurent tra i suoi modelli

Anni 80

Quando si pensa alla moda degli anni 80, invece, sono le parole “oversize e luccicante” a riassumerne pienamente il senso.

Gli anni ’80 sono all’insegna del culto del successo personale e dell’efficienza, il consumismo diventa un fenomeno globale e la pubblicità si fa sempre più pervasiva. Caratteristica dalla moda di questi anni è la cultura dell’apparire e l’ossessione per l’attività e la forma fisica. La moda di quel decennio incarna, infatti, i valori materialistici e di ostentazione della ricchezza, che significano non solo indossare il capo giusto, ma mostrare anche la griffe che l’ho ideato.
Si fa strada un abbigliamento adatto alla donna in carriera, agguerrita e determinata, che si fa largo nel mondo del lavoro indossando tailleur con spalle in evidenza e pantaloni.
La moda anni 80 è esagerata, spesso colorata, fatta di sovrapposizioni ed eccessi. Tessuti lucidi, gonne a palloncino, pantacollant, spalline esagerate, giacché squadrate e oversize sono tipiche di questo periodo che vede nascere una miriade di stili: Paninaro, Preppy, Rock, New Romantic…

E’ anche il decennio in cui il movimento femminista si fece più agguerrito e determinato, con l’approvazione delle leggi riguardo l’aborto, la parità dei sessi sul lavoro e il divorzio, le donne non ci stanno più a rimanere confinate in casa. Agguerrite e determinate si fanno largo nel mondo del lavoro indossando tailleur in cui spalle e pantaloni venivano messi ben in evidenza per lasciare intravedere la silhouette. La moda propone un ricalco del più classico tailleur maschile rendendolo però fashion, glamour e assolutamente agguerrito, proprio come lo spirito delle donne in quegli anni. Composto da gonna o pantalone è caratterizzato da giacca e spalle rigorosamente oversize

La mania della forma fisica prende piede proprio in questo decennio. Jane Fonda è la portavoce di questo segmento e diventa popolare grazie ai video-tutorial in cui pratica questa disciplina. Naturalmente anche l’abbigliamento si allinea a questa corrente, ed ecco che compaiono body in lycra, scaldamuscoli sia sui polpacci che sulle braccia e i fuseaux, tutti rigorosamente in tessuti tecnici e fluo.

E sempre in questo decennio nasce il “pret a porter”. Negli anni ottanta si assiste a una ridefinizione completamente nuova della professione dello stilista. Non basta più essere un buon artigiano e creare capi di ottima fattura e qualità: seguendo l’esempio delle più sofisticate strategie pubblicitarie, occorre dare un’immagine accattivante del proprio prodotto. Le migliori condizioni economiche del decennio degli Eighties permisero alla moda ready-to-wear di espandersi ovunque.

Si riduce così l’importanza della haute couture francese, e ogni nazione sviluppa uno stile differente; in Europa, soprattutto Italia, Germania e Inghilterra, mentre emergono gli Stati Uniti, con il loro stile classico contemporaneo, e soprattutto il Giappone, i cui stilisti, poco apprezzati in patria, emigrano a Parigi, da cui lanciano linee composite dal taglio impeccabile e dai materiali insoliti. E’ negli anni 80 che nasce e si sviluppa il Made in Italy. Milano diventa capitale della moda e durante le fashion week milanesi diventano famosi stilisti come Giorgio Armani, Ottavio Missoni, Gianfranco Ferré, Gianni Versace, Dolce & Gabbana, Miuccia Prada e Krizia. Il successo di D&G è dovuto alla pop star Madonna, entusiasta degli abiti dall’erotismo chic e trasandato, con calze nere e biancheria intima da portare in vista. Il prêt à porter italiano si trasforma in una firma del lusso in tutto il mondo.

Sì, perché la moda anni ’80 non ha paura di accostare colori squillanti e contrastanti tra loro: le tonalità più gettonate sono il fucsia e il turchese, il blu elettrico, il verde acido e si conclude con il giallo fluo.

In questi anni inizia a farsi largo la logo mania e, con lei, compaiono anche le prime borse griffate. I modelli preferiti si alternano tra morbide e pratiche tracolle, elegantissime clutch e zaini e travel bag si affermano come alternativa alla più classica shopper. I colori sono vivaci e appariscenti, i pellami metallizzati e, tra gli elementi tipici di questo decennio, compaiono anche le prime catene. Tra i marchi più ricercati e desiderati compare il made in Italy di Fendi e Gucci a cui si affianca anche Chanel, grazie alla rimodernizzazione del brand fatta da Karl Lagerfeld a partire dal 1983. Impossibile non citare la nascita dell’iconica “Birkin” di Hermès nel 1984, ispirata ad uno stile meno formale e rigoroso.

La mitica borsa viene disegnata da Jean-Louis Dumas, presidente di Hermès, che, durante un volo Parigi-Londra, seduto accanto all’attrice inglese Jane Birkin, la sente lamentarsi di non trovare una borsa adatta alle sue esigenze di giovane madre. Così disegna subito una borsa capiente, di forma rettangolare, duttile e spaziosa, dotata di un profilo levigato e di cuciture a punto sellaio. Con, in più, uno spazio dedicato ai biberon!

Per quanto riguarda le calzature, nel tempo libero si opta per sneakers e mocassini, mentre le scarpe eleganti della moda anni ’80 puntano a forme appuntite, tacchi sottili e finish metallici. L’accessorio che descrive al meglio gli Eighties è sicuramente la cintura: alta e con una maxi fibbia al centro, viene abbinata ad abiti, maglioni o cardigan per valorizzare il punto vita e far risaltare le spalline imbottite.

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