Sicuramente ho letto Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain quando ero piccola e altrettanto sicuramente ho letto la versione dedicata a questo classico nella collana di Geronimo Stilton ai miei figli, ma al di là di sapere che Tom era un ragazzino avventuroso e un po’ scavezzacollo poco altro è rimasto nella mia memoria.
Ma per uno di quei contorti ragionamenti che animano la mia esperienza di lettrice – voglio leggere James di Percival Everett che è un personaggio secondario di Le avventure di Huckleberry Finn, e compare, seppur di sfuggita, anche in Tom Sawyer – ho approfittato della promozione Feltrinelli e ho preso la versione integrale di entrambi i due romanzi di Mark Twain. E devo dire che non me ne sono affatto pentita.
Come dice lo stesso autore nella prefazione “Sebbene il mio libro sia concepito soprattutto per il divertimento di ragazzi e ragazze, spero tuttavia che per questo motivo non sarà snobbato da uomini e donne, perché era parte delle mie intenzioni ricordare in modo piacevole agli adulti quello che erano un tempo, e quello che sentivano, pensavano e dicevano, e che imprese strampalate hanno talvolta intrapreso”.
Tom Sawyer è un ragazzino orfano che vive con la zia Polly. Non è certo un ragazzo modello, anzi disprezza profondamente quei damerini lindi e profumati, che sanno stare al loro posto, non dicono parolacce, non fischiano, vanno volentieri a scuola, si applicano, ubbidiscono e così via. Lui a tutte le regole preferisce la vita in strada, marinare la scuola, cogliere al volo le avventure, organizzare spedizioni con gli amici. E se questo comporta poi sorbirsi le sfuriate e le punizioni della zia, pazienza. Certo per educazione e carattere è diverso dal suo compare Huckleberry Finn che invece è descritto come il paria del villaggio, un esempio deprecabile da cui tenersi alla larga, ma per questo ricercato e ammirato da tutti i ragazzini. E proprio grazie alle differenze Tom e Huck formano però un duo formidabile.

Le avventure di Tom Sawyer sono un elenco di “imprese” compiute da Tom da solo o con i suoi amici: spedizioni esplorative, ricerche di tesori nascosti, case “strecate”, giochi, scorribande, scherzi, fughe, innamoramenti, delusioni e tanto altro. Non mancano i momenti spassosi, ma ci sono anche momenti di suspense, come quelli dedicati a quel farabutto di Joe l’indiano, o drammatici quando Tom e Becky scompaiono nelle grotte e la speranza di ritrovarli vivi si assottiglia a poco a poco.
Tom si disse che, dopo tutto, il mondo non era poi questa gran voragine buia. Senza rendersene conto, aveva scoperto una legge importantissima che regola l’agire umano: e cioè che per indurre un uomo o un ragazzo a desiderare qualcosa, basta sì che quella cosa risulti difficile da ottenere. Se fosse stato un filosofo o un gran saggio, come lo scrittore del presente libro, a questo punto avrebbe capito che il Lavoro consiste in tutto ciò che una persona è costretta a fare e il Gioco in tutto ciò che una persona non è costretta a fare. E questo l’avrebbe aiutato a comprendere per quale motivo fabbricare fiori finti o far funzionare un mulino è lavoro, mentre far rotolare i birilli o scalare il Monte Bianco è divertimento e basta.
E Tom spicca non solo per il suo spirito intraprendente, per il suo essere indomito, per la smodata voglia di avventura e di libertà che lo caratterizza ma soprattutto per essere generoso e voler fare sempre e comunque la cosa giusta. Tom incarna lo spirito di avventura che dovrebbe avere qualunque bambino, quando il desiderio più grande è quello di diventare pirata o esploratore e lasciar andare la fantasia a rotta di collo, non importa se poi si rischia di incappare in qualche brutta esperienza, perché anche quella servirà a creare un bagaglio di conoscenze necessarie ad affrontare la vita.
Mark Twain scrisse Le avventure di Tom Sawyer durante due estati tra il 1874 e 1875, facendo confluire nel personaggio esperienze proprie e di altri ragazzi conosciuti e descrivendo il mondo che lo circondava, la brulicante vita sulle rive del Mississippi, le superstizioni e le idee che animavano quei luoghi, la società americana perbenista nel periodo antecedente la guerra di secessione.
Interessante anche la lingua utilizzata che cerca di riprodurre fedelmente le sgrammaticature e gli errori del linguaggio dei ragazzini americani del West.
Ma quello che ho apprezzato maggiormente di questo grande classico della letteratura statunitense è la spensieratezza che emerge da ogni pagina, la gioia che contagia anche il lettore nel rivivere le imprese di Tom, che ne combina di tutti i colori, si infila in ogni pasticcio possibile, ma ne esce sempre scrollando le spalle e già pensando alla prossima impresa. Un modo di guardare alla vita che troppo spesso dimentichiamo.
Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain [The Adventures of Tom Sawyer 1876] Universale Feltrinelli Classici (2023) traduzione di Stella Sacchini – pag. 295