Anne Elliott, una Cenerentola Regency

Lo dico subito. Credo di essere una delle poche lettrici che non ha mai sviluppato una passione viscerale per Jane Austen.

Ecco l’ho detto.

Sono convinta che se avessi conosciuto l’autrice inglese in giovane età probabilmente il mio giudizio sarebbe piuttosto diverso, ma mi sono imbattuta in Orgoglio e pregiudizio quando di anni sulle spalle ne avevo già abbastanza e la mia anima di lettrice si era già formata ben bene. A sedici anni sono stata folgorata da Dostoevskij e questo imprinting ha deciso le mie sorti di lettrice, niente da dire.

Così dell’autrice inglese apprezzo la leggera ironia, il modo di tratteggiare un mondo fatto di tè, incontri, unioni matrimoniali, aristocrazia decaduta e famiglie che devono cercare di far fare il miglior matrimonio possibile alle loro figlie, ma la vera e propria scintilla, ahimè non è scoccata.

Più di una persona mi ha detto che probabilmente il libro in cui mi sarei maggiormente riconosciuta era Persuasione. Il romanzo della maturità, l’ultimo scritto e uscito postumo. E con grosse aspettative e parecchia preoccupazione mi sono avvicinata alla lettura di questo romanzo.

Risultato? L’ho trovato piacevole, con un personaggio femminile interessante, un personaggio maschile che può diventare senza problemi il prototipo dell’uomo ideale – chi non vorrebbe ricevere una lettera come quella che scrive il capitano Wentworth? – tanti personaggi collaterali ben caratterizzati e una trama fatta di piccoli colpi di scena e descrizioni azzeccate, con, oltretutto, qualche punta di umorismo. E come non si può amare una storia di rinascita e ripartenze?

La storia come ogni classico è a grandi linee nota, Anne ha rinunciato al suo grande amore che all’epoca non aveva né arte né parte, seguendo i consigli di Lady Russell, amica della madre morta, e l’opposizione del padre, che riteneva Frederick Wentworth non abbastanza ricco e nobile da poter impalmare la figlia. Otto anni dopo si trova, senza marito, con una situazione finanziaria precaria a causa degli investimenti improvvidi e le spese eccessive di suo padre, costretta a lasciare la casa avita.

La incontriamo scialba, un oggetto di tappezzeria, perché così la trattano e la fanno sentire il padre e la sorella. Ha ventisette anni, un’età avanzata per l’epoca, una zitella ormai, senza alcuna prospettiva, ma, mano a mano che la storia avanza, Anne si rende utile, è centrale nelle interazioni con la famiglia Musgrove, appare risoluta e decisa e il suo stesso aspetto inizia a risplendere, la sua intelligenza, la sua capacità di osservazione risaltano e l’amore sopito ma mai esaurito torna prepotentemente a rifulgere. Anne, infatti, nel corso del romanzo, si evolve, cambia.

Persuasione è considerato il romanzo delle seconde occasioni, della possibilità di modificare la nostra vita anche se si sono fatti errori, anche se abbiamo sbagliato valutazioni o percorsi, o se le cose non sono andate esattamente come avremmo voluto.

Perché non sono i fallimenti a definirci ma il modo che abbiamo di reagire, ripartire, darci un’altra possibilità.

Non per nulla Anne afferma con convinzione che la decisione di allontanarla dall’uomo amato non è stata sbagliata, è stata fatta per impedire che si trovasse bloccata per anni in un fidanzamento che avrebbe potuto anche non portare a niente. Certo le motivazioni alla base sono più di natura “di classe” che non per altro, però… Però gli anni trascorsi le hanno permesso di conoscersi meglio e di sapere che l’attesa non è stata vana. E di poter, dunque, coronare il suo sogno d’amore con la maturità, la consapevolezza e l’intelligenza data dall’età e dalla sofferenza.

“Avresti dovuto distinguere”, rispose Anne. “Non avresti dovuto dubitare di me, ora. La situazione così diversa, così diversa la mia età. Se avevo sbagliato nel cedere alla persuasione una volta, ricorda che era persuasione esercitata in nome della sicurezza, non del rischio. Nel cedere, pensai che fosse mio dovere; ma qui non si poteva fare appello a nessuno dovere. Se avessi sposato un uomo che mi era indifferente, averi corso ogni rischio e trasgredito ogni dovere.”

Non mancano nemmeno in Persuasione le descrizioni in cui eccelle la scrittrice inglese sui salotti, sui riti, sugli inviti. Jane Austen, grazie ad un’estrema capacità di osservazione, riesce ad affrescare un garbato, ma allo stesso tempo pungente, ritratto della società in cui vive, le regole di convivenza, il chiacchiericcio, la voglia di avanzare socialmente, il matrimonio e i soldi spesso usati per compiere questa progressione.

La sua penna è decisamente ironica mentre descrive i cerimoniali e gli scopi più o meno reconditi che animano i partecipanti. Non manca la galleria di personaggi di contorno, tratteggiati con grande vividezza, con i loro vezzi, i loro difetti, la loro aridità rivestita di buone maniere; né l’intreccio di varie storie sentimentali, o gli intrighi svelati e messi alla luce che condurranno al lieto fine. Inoltre Jane Austen, nel suo ultimo romanzo, ci fa entrare nella mente della protagonista, ci svela i suoi turbamenti, i suoi batticuore, i suoi dubbi. Noi assistiamo ai cambiamenti di Anne dall’interno, la vediamo osservare il capitano Wentworth di sottecchi, temere che possa fidanzarsi con una delle sorelle Musgrove, essere geloso dell’attenzione che le rivolgono Mr Elliott e il capitano Benwick, soffrire per il suo iniziale atteggiamento distaccato e gioire quando capisce che non le è indifferente.

Alla fine, ancora una volta, mi domando come Jane Austen possa essere unanimemente considerata una scrittrice di storie d’amore. Nei suoi romanzi l’amore è sempre sullo sfondo, è fatto di non detto, di passeggiate, di sguardi, di possibilità. Anche in questo sia l’iniziale storia tra Anne e Frederick, che la successiva conferma dei loro sentimenti, è volutamente lasciata in ombra. Cosa Anne abbia trovato in lui, che cosa l’abbia fatta innamorare, che cosa poi abbia mantenuto questo sentimento per anni non è detto. Il giusto mistero dell’amore.

E per concludere, farò inorridire i puristi e storcere il naso ai più.

Ma a me Anne ha ricordato Cenerentola, tanto brava, buona, generosa, altruista, sempre pronta a sacrificarsi per gli altri, pronta a mettere sempre in secondo piano i propri desideri e le proprie volontà. Sempre in ombra, sempre accomodante, come se il suo ruolo fosse quello di accontentare sempre gli altri. Voleva sposarsi? Non è possibile. L’uomo amato non era abbastanza ricco, la sua carriera non prometteva abbastanza successo. Vorrebbe vivere nella sua dimora familiare con qualche lusso in meno? Non è possibile. Suo padre e sua sorella decidono di affittarla e trasferirsi a Bath, città che lei odia. Vorrebbe starsene tranquilla a passeggiare e leggere, godendosi la campagna? Neanche questo è possibile. Perché sua sorella Mary ha bisogno del suo sostegno, le sue continue crisi di nervi, i suoi “capricci” vengono prima del desiderio di quiete di Anne.

E non mancano gli altri comprimari.

La matrigna e le sorellastre? Il padre di Anne, vanesio e superficiale, interessato solo al suo lignaggio e al libro d’Oro della Nobiltà e la sorella maggiore Elisabeth. Entrambi totalmente indifferenti per non dire insensibili al destino della figlia e sorella.

Abbiamo anche una fata madrina al contrario, Lady Russell, che cerca sempre di consigliare al meglio la sua giovane pupilla, anche se a volte non ci riesce a pieno. E naturalmente un principe azzurro: affascinante, intelligente, innamorato, che sa esprimere i suoi sentimenti.

Ma, come saprà chi mi conosce bene, a me il personaggio di Cenerentola è sempre piaciuto da matti. Nonostante sia esattamente agli antipodi come carattere, la sua bontà, il suo atteggiamento sempre gentile verso tutti, il non perdere mai la speranza e il guardare sempre avanti, me l’hanno resa amata, per cui non posso non apprezzare Anne Elliott.

Persuasione di Jane Austen [Persuasion 1815] – Universale Economica Feltrinelli Classici (2020) traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini – pag. 313

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