Il mondo in una soffitta

Premetto subito che quando mi è stato regalato questo libro Fausta Cialente mi era totalmente e completamente sconosciuta. Terribile da dirsi ma a scuola unica autrice mai nominata in cinque anni di studi classici è stata Elsa Morante e aggiungerei come nota a piè di pagina.

Risulta quindi più che mai necessario, almeno per me, recuperare un po’ di autrici italiane del ‘900 da Alba De Cespedes a Goliarda Sapienza, tanto per nominarne due a caso. Anche perché Un inverno freddissimo il romanzo di Fausta Cialente che ho letto mi è piaciuto tantissimo. Ho apprezzato la scrittura, la costruzione della storia, la caratterizzazione dei personaggi.

Ambientato interamente nell’inverno tra il 1946 e il ’47, un inverno rigido e freddissimo come ci ricorda subito il titolo, altro vero protagonista della storia, si apre con una donna Camilla affaccendata a rendere abitabile ma anche piacevole un’enorme soffitta riscaldata solo dalla stufa, con un bagno in comune sul ballatoio, dove deve trasferirsi la sua composita famiglia. Per creare divisori e mantenere la privacy tira su tramezzi, utilizza stuoie, copre di carta le fessure, accumula legna. Lì si trasferiranno, dopo aver passato gli anni della guerra in campagna in casa di sua madre, i suoi figli Alba, Lalla e Guido, ma anche suo nipote Arrigo con la moglie Milena e la fidanzata di Nicola – il fratello di Arrigo morto subito dopo la liberazione – Regina, con la piccola Nicoletta.

Camilla è una donna ancora piacente, abbandonata dal marito Dario durante la guerra. Si è sobbarcata da sola il peso di una famiglia eterogenea e complessa. Dentro di sé ancora sente la mancanza dell’uomo che nonostante l’abbandono ancora desidera, nella sua mente rivede e rivive i loro momenti felici ma il suo obiettivo ora è ripartire e dare un futuro ai suoi figli. Alba che lavora ma è insoddisfatta di tutto, di quella misera soffitta, dei vestiti che ha, della vita che le si prospetta, vuole di più e non perde occasione per ribadire il proprio malcontento. Lalla che vuole scrivere, e desidererebbe una scrivania, ma soprattutto spazio e silenzio per riordinare le idee e non vivere sempre in un costante promiscuità. Guido che sogna il cinema, l’arte, e non perde occasione per assistere a spettacoli teatrali o vedere proiezioni cinematografiche su cui poi discutere o rimuginare per giorni.

Aveva un bel cercare di convincersi che la sua vita non era qualcosa di passivo, di meschino! Pensieri intricati e faticosi la pungevano senza ferirla veramente, era come quando restano sulla cima delle dita le punture del fico d’India, si strofinano e le spine maligne penetrano sempre di più: Alba che non sopporta le difficoltà, la “mezza miseria”, come la chiama, e sembra vivere con i nervi tesi come corde di violino (ma che suoni sgradevoli, appena la si tocca!), Lalla che domanda alla vita qualcosa di grandioso, di appassionante (anche lei, anche lei è stata così!) sia pure a costo di pagarlo con un’immensa somma di fatica o di sacrifici, Guido…

Oltre a loro ci sono il figlio della sorella Arrigo che suona il violino e fa parte di un’orchestra, nella sua testa risuonano solo la musica, i contrasti col direttore, la voglia di emergere, anche se è costretto a dare lezione ai bambini. Con lui la moglie Milena sposata da poco, è cresciuta a Parigi che condisce qualsiasi frase con parole in francese, pigra e insofferente mal sopporta quella situazione provvisoria e promiscua.

Tra tutti l’unica davvero grata a Camilla è Regina che cerca in tutti i modi di aiutarla. I suoi genitori quando hanno saputo della sua gravidanza l’hanno messa alla porta e solo Camilla le ha teso la mano anche per il grandissimo affetto verso Nicola.

Accanto a loro Enzo, vissuto per anni in Egitto, vicino di casa, confidente, amico, sempre pronto a dare una mano e Matelda amica di vecchia data con un matrimonio che le ha garantito posizione sociale e soldi, che ogni tanto arranca su per le scale fino alla soffitta per dare conforto e portare doni, come una sorta di fatina buona.

Sono i personaggi, le loro aspettative, i loro sogni, le loro paure, la voglia di cominciare a dar un senso alla propria esistenza e ripartire dopo la guerra, a creare consistenza e dare spessore alla soffitta, centro di questo microcosmo, con la scarsa riservatezza data dai divisori di stuoie, il freddo costante dell’ambiente che una sola stufa non basta a riscaldare, la condivisione dello spazio che crea piccoli contrasti, litigi. La penna dell’autrice entra nella testa di ognuno di loro, nei loro pensieri, li fa emergere, li rende vivi. Un inverno freddissimo è, infatti, un romanzo fatto soprattutto di personaggi tutti tratteggiati magnificamente anche gli assenti Nicola e Dario sono in realtà presenti nei discorsi, nei richiami, consistenti anche nell’assenza.

Un inverno freddissimo è un testo strutturato e scritto magnificamente. Mentre si legge si viene trasportati nella soffitta, si sentono i malumori, si intuiscono le tensioni. La scrittura della Cialente è volta a dare voce e spessore a tutti i personaggi.

Un romanzo che vale davvero la pena recuperare.

Un inverno freddissimo di Fausta Cialente (1966) – nottetempo (2022)- pag. 285

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