Mastro Geppetto una favola che spezza il cuore

So che per molti Pinocchio è una delle favole preferite. La storia di quel pezzo di legno, trasformato in burattino, che dopo averne combinate di ogni e aver vissuto mille avventure, capisce l’importanza del sacrificio e dell’amore e diventa un bambino vero, piace e tanto.

Purtroppo non è così per me. Io ho sempre trovato Pinocchio, una fiaba tristissima, il personaggio principale estremamente irritante e il povero Geppetto una vittima della cattiveria e superficialità del burattino. E, lo ammetto, l’unica versione, nonostante le tante lette e viste, che trovi carina e mi strappi un sorriso è quella Disney.

Per questo, quando è uscito Mastro Geppetto di Fabio Stassi ho sperato di leggere finalmente la versione della storia scritta dalla parte di questo falegname semplice che desidera provare l’esperienza della paternità e la esercita, seppur in modo a tratti un po’ maldestra, verso un pezzo di legno che la sua maestria ha trasformato in burattino. Anche perché io di Stassi ho letto e amato alla follia L’ultimo ballo di Charlot, dedicato a Charlie Chaplin, che rivive in quelle pagine con una poesia ed intensità rare.

Cercavo il riscatto del personaggio descritto da Collodi, invece, tra quelle pagine ne ho trovato l’amarissima essenza. L’anima di questo falegname, poverissimo, la cui miseria è tangibile e inimmaginabile: una coperta bucata, un fuoco dipinto sulla parete di casa, due ossi scarniti come cena succulenta. E ho potuto toccare la sua solitudine, totale. E la desolazione di un paesaggio e di un ambiente arido, specchio dell’aridità di chi lo popola: un piccolo paese sull’appennino i cui abitanti sono cattivi, crudeli, non esiste compassione, né senso dell’umanità in queste pagine. Nel leggere questo libro ho provato freddo, fame, ho sentito il vuoto di chi non trova altro divertimento che dare il tormento a chi non ha nulla, togliendogli anche il simulacro della paternità, il simbolo di una vita diversa.

«Seduto lì per terra, imbrattato di fango, con quel simulacro di figlio tra le mani, pareva una di quelle pietà medievali che si incontrano negli oratori delle chiese di montagna, ma era come se l’anonimo autore della scultura si fosse confuso e a deporre il corpo martoriato di Gesù dalla croce avesse raffigurato per errore suo padre in persona, ormai vecchissimo, e non più Maria, la madre legittima come si è sempre raccontato. Del resto il suo era un paese senza madonne, e senza resurrezioni».

Ho trovato una favola cupa, senza speranza, in cui Geppetto è solo un povero vecchio, forse un po’ folle, che insegue, come una chimera irrealizzabile, il burattino e si imbatte nella sua strada con tutte le figure della storia originaria.

Incontriamo Mastro Ciliegia, anche se non si chiama più cosi; il burattinaio Mangiafuoco; il Gatto e la Volpe, due lestofanti, uno cieco e uno zoppo; il Grillo Parlante; la Balena, che più che un essere mostruoso, nell’originale oltretutto era un pesce cane, è diventato un luogo di reclusione e Lucignolo, il personaggio più riuscito e l’unico a mostrare benevolenza ed affetto nei confronti di questo vecchio lacero e frastornato che gira il mondo alla ricerca del suo Pinocchio. Manca la Fatina coi capelli Turchini, di cui rimangono sprazzi di visione incarnate da fugaci donne di passaggio.

L’autore ci regala immagini di grande poesia e ridisegna tutte le figure classiche, ribaltandone la prospettiva e rendendo ancora più straziante il risultato finale: quello di trasformare Geppetto in un clown di circo. Quel volto bianco di biacca, quel sorriso disegnato rosso, che spicca come una ferita aperta, quegli abiti logori e quelle scarpe enormi: la figura dolente che strappa un sorriso ma fa spuntare una lacrima. E il Geppetto di Stassi è un clown tragico, che mette in scena se stesso, con inconsapevole e involontaria comicità.

Un romanzo che ho letto già da un po’ ma che ho fatto davvero fatica a metabolizzare, come se tutta la miseria, la povertà, la tristezza di questo pover’uomo mi si fossero incollate sotto pelle e non volessero andare più via.

Leggetelo consapevoli che farà sanguinare il vostro cuore

Mastro Geppetto di Fabio Stassi – Sellerio editore (2021) – pag. 209

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