“Lo Spirito dell’Inverno” è il terzo volume della saga “Cronache della Foresta” di Mickaël Brun-Arnaud, dove animali antropomorfi si trovano alle prese con le difficoltà, i dolori e i rimpianti della vita.
Archibald, la volpe libraia, che nel frattempo è anche diventata scrittore, dopo aver accompagnato l’amico Ferdinand a ritrovare i ricordi perduti dalla terribile malattia cancella-ricordi, ed aver ricostruito il passato misterioso di nonno Cornelius, si trova ora alle prese con l’inspiegabile sparizione della sorella Mimosa e del cognato Seraphine, che sono partiti per un viaggio verso il Grande Nord, promettendo, però, al figlioletto Bartholomé di tornare per festeggiare insieme Yule, la festa del solstizio d’inverno.
Bartholomé, preoccupato per l’assenza e la mancanza di notizie convince lo zio Archibald a partire alla loro ricerca a bordo della della Stella di Villacorteccia, un treno a vapore che attraversa la foresta fino agli estremi confini dove dominano i ghiacci eterni.
Come nei due libri precedenti il viaggio non è solo geografico: Archibald e Bartholomé, tappa dopo tappa, conoscono nuove usanze, incontrano nuove persone, ascoltano storie e intanto indagano sulla scomparsa dei due genitori cercando tracce che spieghino la loro sparizione e li portino a ritrovarli.
Da Alberifugio – dove si svolge il Festival della Foresta e dove i vari scultori si sfidano in un concorso di scultura -, a Golosella – dove i visitatori possono gustare incredibili squisitezze al Caffè del Cantoniere o nei vari locali che preparano le specialità del luogo -; da Altopino – dove c’è una pregiata e rinomata biblioteca in cui Archibald deve presentare il suo libro -, fino a Invernoscuro – ultima fermata del treno prima del Grande Nord -, i due viaggiatori esplorano e sperimentano nuove esperienze.
Archibald e Bartholomé non si sarebbero mai immaginati lo sfarzo che li attendeva dietro le porte della Biblioteca di Altopino. Per loro che erano abituati all’intimità della Libreria di Villa Corteccia, era impensabile vedere così tanti volumi nella stessa stanza. Saranno migliaia, forse milioni! si disse Bartholomé, avanzando nella sala con le stelle di Yule disseminate nei vasi eleganti.

E oltre ai luoghi sono gli incontri: il capostazione Balthazar Basset Hound; lo scultore Jean-Rodin Cervo e la sua assistente Prisca Picchio; la titolare del Caffè del Cantoniere Anna-Mandorla Orso; la direttrice della Biblioteca di Altopino Virgola Ratto e i suoi cinquantacinque figlioletti; e anche il capolinea Basil Tasso, l’orologiaio Abel Orso e soprattutto l’orsetto Theodore, misteriosa presenza che si nasconde nel vagone dei bagagli smarriti del treno.
Il viaggio di Archibald e Bartholomé prosegue tra scenari innevati e silenziosi, dove il gelo e il vento predominano e le leggende narrano di un enigmatico e terribile Spirito dell’Inverno, una creatura coperta di pelli che spaventa i pochi viaggiatori che si avventurano lassù.
“Bene… Cari viaggiatori”, esordì l’ermellina pizzicando le corde del liuto. “Lasciate che vi narri la storia del terribile, spaventoso, abominevole… Spirito dell’inverno! In cima alla mappa del Grande Nord, tra le montagne innevate di Invernoscuro, dove il vento soffia così forte che è impossibile sentire il guaito di una volpe, vive una creatura che nessuno ha mai visto e che tutti temono di incontrare. Nessuno sa di che animale di tratti, perché è molto raro che esca dalla casa che si è costruito, ma vi riferirò le testimonianze che mi sono state raccontate. Radunatevi, cari viaggiatori, avvicinatevi per ascoltare la storia di una topolina di mia conoscenza, uscita a cercare qualche rametto per riscaldarsi, quando sentì un grido terribile, straziante, lacerante, raggelante – che dico?! – agghiacciante…”
E accompagnato dallo sferragliare del treno, mentre la coltre di neve ricopre tutto, grazie ai racconti e agli incontri, Bartholomé, avvolto dalla presenza affettuosa e costante dello zio Archibald, scopre le sfumature dell’amore e del dolore, della perdita e della disperazione, ma anche il senso più profondo e vero dell’amicizia e la malinconia dei ricordi e dei rimpianti.

Brun-Arnaud, con una scrittura evocativa e al tempo stesso fluida, piena di immagini e di richiami, costruisce un mondo tenero e malinconico, e, come già nei precedenti capitoli, plasma un racconto d’avventura che è anche una riflessione poetica sulla perdita e sul tempo, sul valore dei ricordi e della memoria.
Le illustrazioni di Sanoe completano e arricchiscono il testo, con una prevalenza dei toni azzurrati, che ricordano la tonalità del ghiaccio, ricordando l’atmosfera delle fiabe nordiche.
Cronache della foresta: Lo spirito dell’inverno di Mickaël Brun-Arnaud [Mémoires de la Forêt, – L’esprit de l’hiver, 2023] – Illustrazioni di Sanoe – Terre di Mezzo Editore (2025) – traduzione di Gioia Sartori – pag. 248

