Ci sono libri pescati dalla libreria senza nessuna pretesa, ma che si rivelano delle vere e proprie chicche.
È accaduto proprio questo con “In fuga con la zia” di Sylvia Heinlein, un romanzo regalato a mia figlia non so più quanti anni fa, finito nel dimenticatoio e ripescato grazie ad un barattolo in cui Filippo ed io abbiamo inserito tutti i titoli dei libri giacenti in libreria, che vogliamo leggere insieme.
Sara è una ragazzina poco popolare a scuola, non le piacciono le stesse cose delle compagne e spesso rimane sola e isolata mentre le altre giocano. Non è fissata con i pony, non va ad equitazione, le piacciono i cavalli ma non ha mai sentito il bisogno di tornare al maneggio una seconda volta. Così mentre le altre parlano di come spazzolano, lucidano, puliscono i propri cavalli, o giocano al trotto e al galoppo nel cortile della scuola lei se ne rimane semplicemente seduta.
La sua migliore amica è Ubalda, la sorella della mamma, la zia un po’ strana, ma così speciale, coinvolgente ed empatica da rendere perfetti i mercoledì pomeriggio che sono quelli che Sara trascorre con la zia.
Zia Ubalda era semplicemente la persona più divertente, allegra e simpatica che Sara avesse mai conosciuto. E Zia Ubalda sapeva ascoltare. Trovava interessante tutto quello che Sara diceva. Altri adulti reagivano spesso solo con un “mm, già” quando di raccontava loro qualcosa e intanto pensavano a tutt’altra cosa, oppure non capivano quel che uno voleva dire. Zia Ubalda capiva tutto.
Peccato che il giudizio così positivo sulla zia non sia condiviso dai genitori della ragazzina, che la trovano buffa ma completamente rimbambita e soprattutto inadatta ad essere la compagna della figlia.
La mamma e la zia di Sara sono totalmente diverse: magra, elegante, che pare uscita da una rivista patinata, dove oltretutto lavora, la madre; piccola, grassottella, con un lavoro in officina, la zia.

Ubalda abita in una comunità-alloggio, dove tutti quelli che vi vivono hanno alcune difficoltà ad essere completamente autosufficienti, e lì ha la sua camera, la sua autonomia, un gruppo affiatato con cui discute e gioca. Un ambiente allegro e sereno che Sara adora a differenza di quello asettico e poco coinvolgente di casa sua, dove tutti sono sempre presi dal lavoro e dall’efficienza a tutti i costi.
Ma sua madre ha idee diverse: infatti iscrive Sara ad un corso di tennis e decide di far trasferire la sorella in un’altra struttura molto più distante da quella dove vive. Nasce così un’avventura tra zia e nipote, pronte a tutto pur di veder riconosciuto il loro diritto a frequentarsi e soprattutto a decidere autonomamente della propria esistenza.
“In fuga con la zia” è un delizioso romanzo che, oltre a descrivere un mondo abitato da persone che la società “normale” giudica come diversi – di cui fanno parte sia i “disabili mentali” che i senza tetto o i punk, visti sempre con sospetto – fa riflettere su quanto la diversità arricchisca la vita e come la generosità, il calore, la saggezza, si trovino anche in ambiti e persone inaspettate.
Zia Ubalda poi è uno dei personaggi più spumeggianti, divertenti e sopra le righe mai incontrati in letteratura, e le sue idee sui pensieri e sulle persone sono sempre tutt’altro che stupidi.
«Sto sempre a rimuginare su ogni cosa» si era lamentata con zia Ubalda. «È Inutile, sono troppo sensibile». «Ma farsi venire dei pensieri è una cosa positiva!» aveva risposto zia Ubalda. «La maggior parte delle persone pensa troppo poco. Vive così alla giornata, trallallero trallalà. Spesso dice cose stupide. Ma tu no. Hai come delle antennine sulla testa e con quelle senti tutto quello che succede e allora poi ci pensi sopra. È proprio giusto fare così».
Arricchiscono il libro le illustrazioni di Anke Kuhl, che offrono anche un’immagine della spumeggiante zia Ubalda.
In fuga con la zia di Sylvia Heinlein [Oder “Nichts wie weg!” sagt Tante Hulda 2011] – Narrativa San Paolo Ragazzi (2012) – Traduzione di Anna Patrucco Becchi – Illustrazioni di Anke Kuhl -pag. 140

