Due ragazzi attraverso le lettere

Una ragazza decide di lasciare un biglietto nel suo libro preferito della biblioteca. Un esperimento, un’offerta di amicizia.

Inizia così Cuori di carta di Elisa Puricelli Guerra, un romanzo epistolare dal sapore distopico che avvince e conquista fin dalle prime righe.

Un ping pong di botta e risposta tra “Felicediconoscerti” e “Chiunquetusia” che diventeranno dopo poco Una e Dan, come i due protagonisti di Puck il folletto, il libro che funge da casella postale del loro scambio epistolare.

Che ne dici di Una e Dan? Sono i protagonisti di Puck il folletto. Vivono delle avventure incredibili e ogni volta Puck usa le foglie di quercia, frassino e spino per fargli dimenticare tutto quello che è successo. Se lo raccontassero agli adulti li accuserebbero di essere bugiardi. Mi sembra che si adattino a pennello a noi, sei d’accordo?

Due ragazzini che non si conoscono e che non intendono neanche farlo, felici di poter comunicare i proprio pensieri protetti dall’anonimato e dalla bellezza delle parole.

Lettera dopo lettera, alcune brevissime altre molto più lunghe, scopriamo che ad Una piacciono le nuvole, Alice nel paese delle meraviglie e nuotare. Dan invece ha una passione per le parole che cerca e ricerca su un dizionario che tiene nascosto sotto il letto, ha due amici e adora correre.

Le parole per me sono solide. Sono zattere. Esistono. Le cose, prima o poi, spariscono. Le parole per dirle rimangono.

Non ci sono descrizioni, né dell’ambiente né dei due protagonisti se non attraverso le lettere. Lettere con cui i due giovani a poco a poco prendono confidenza, si danno fiducia, escono allo scoperto sulle loro paure, sui loro sogni, fino a raccontare qualcosa del loro passato.

Messaggio dopo messaggio si capisce che sono in una specie di collegio, una struttura dove vivono tantissimi adolescenti, mentre si legge ci si chiede se sia un riformatorio o un ospedale. Perché sono lì? Cosa hanno fatto?

A poco a poco le storie si arricchiscono della presenza degli amici: Jolanda, intrepida e sempre pronta a difendere la sua amica Una e Aramis e Porthos, gli intrepidi moschettieri che con Dan formano un terzetto affiatato e sempre pronto a vivere mille avventure.

Ed ecco anche qui i riferimenti letterari di cui il libro è ricchissimo, perché i protagonisti dei romanzi di formazione sono personaggi vivi che ispirano, invogliano, aiutano i ragazzi.

E se centrale nella narrazione sarà scoprire quale sia lo scopo dell’istituto che li accoglie e per quale motivo i due vi sono ospitati – che trovo giusto scopra chi deciderà di leggere il libro -, sono i temi che via via l’autrice tratteggia ad essere estremamente interessanti.

I disagi dell’adolescenza; il desiderio, spesso manipolatorio, dei genitori di avere figli “su misura”, ad immagine e somiglianza dei propri sogni; l’illusione che una “pillola” risolva tutto; l’idea che cancellare la memoria serva a rimuovere il brutto dei ricordi, senza considerare che sono quelli a renderci quello che siamo: la somma dei nostri errori, ma anche dei nostri successi, dei fallimenti, ma anche delle vittorie, delle cose belle e brutte. Sono i nostri difetti a renderci unici, quanto sarebbe noioso un mondo di esseri tutti uguali, perfetti e prevedibili…

Sai, avevi ragione tu: i difetti sono come le nuvole nel cielo, ci rendono più interessanti. La perfezione alla quale l’Istituto vuol farci credere non esiste. Ci considerano «difettosi» e allora? Chi se ne frega! Le cicatrici sono come i segni di guerra che gli indiani si dipingono sulla faccia prima della battaglia, si esibiscono con orgoglio. Non si devono nascondere.

Colpisce, poi, come sia più facile parlare di sé e raccontarsi attraverso la pagina scritta, come la penna che copre la carta di parole rappresenti una sorta di filtro tramite cui è possibile essere più sinceri, aperti nei confronti anche di argomenti che fanno soffrire. Perché Una e Dan crescono attraverso il confronto, il racconto delle loro giornate prima, delle loro passioni e sogni poi, del motivo che li ha portati lì infine, li rende più consapevoli e maturi e li porterà a prendere la decisione finale.

Non manca un tocco di giallo, un mistero che si infittisce e che viene svelato solo alla fine e che rende la lettura appassionante e coinvolgente.

Elisa Puricelli Guerra sa come conquistare il lettore, in un romanzo che unisce svariati generi: libro epistolare, ma anche distopico, romanzo di formazione, ma anche d’avventura, con un pizzico di storia d’amore. E nel raccontarci la storia di Dan e Una e della loro evoluzione, parla a tutti i ragazzi che si sentono diversi, che non si sentono visti né ascoltati dai genitori, che hanno commesso errori e non hanno saputo perdonarsi e li invita a trovare il coraggio per ribellarsi, prendere in mano il proprio destino e accettarsi per quello che sono.

Cuori di carta di Elisa Puricelli Guerra – Einaudi Ragazzi (2012)

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